Play Bologna non è solo un evento dedicato agli appassionati di giochi da tavolo. Per lo meno per me è molto di più. É un modo di stare con mio Luca e staccare per tre giorni da tutto. Vederlo giocare è qualcosa che va oltre l’amore che si prova per un figlio ed è grazie a lui se improvvisamente sono stato trascinato in questo mondo incredibile. La prima edizione di Play a cui abbiamo partecipato insieme, la penultima a Modena, rimarrà indelebile nella mia memoria. Quel torneo di Flamme Rouge, le prime mosse sui tavoli della fiera e le prime amicizie strette nell’ambiente hanno cambiato la mia vita. Poco dopo ci siamo trovati invasi da scatole, una pila di regolamenti da imparare, pedine e miniature di vario tipo. L’idea di aprire un’associazione è nata semplicemente per condividere quelle scatole e quei regolamenti con gli amici e le persone che chiedevano uno spazio differente dal solito.
Quello che è successo dopo lo sanno tutti. Giocaconisa. è diventata sempre un po’ più grande e le serate ludiche si sono susseguite con partecipazione di volta in volta superiore e così sono venute le partecipazioni ai primi eventi, le collaborazioni con le altre associazioni del territorio e ambizioni diverse. Ambizioni che ci hanno portati a organizzare Serravalle Gioca e pensarlo per il fine settimana successivo a quello del Play. Non a caso.
Non a caso perché Play Bologna è il più grande evento sui giochi da tavolo a livello italiano e uno dei più grandi a livello europeo. Non a caso perché è da esperienze come queste che si diventa diversi, si cresce, si impara a misurarsi e confrontarsi con gli altri. Perdere è forse l’aspetto più bello di questi tre giorni pazzeschi. Lo è perché è proprio nell’essere sconfitti che si trova materia di crescita. Nel gioco da tavolo preferito così come nel titolo che ci hanno spiegato dieci minuti prima.
Questo report non desidera essere un’analisi tecnica, anche se in questi anni qualcosa sulla materia ho imparato. Voglio che sia un report diverso dagli altri, dove si parla di emozioni e dei veri motivi per cui a fine maggio ci si ritrova in decine di migliaia di persone a Bologna Fiere. Di sicuro Dal punto di vista economico e culturale, Play rappresenta una fotografia molto chiara dello stato di salute del mercato ludico italiano. Il settore continua infatti a crescere, sostenuto dall’aumento dell’interesse verso il gioco analogico e dalla capacità degli editori di intercettare pubblici differenti. Il successo della manifestazione evidenzia come il gioco da tavolo sia un fenomeno culturale capace di intrecciarsi con educazione, cultura, narrazione e divulgazione scientifica. Prima di tutto qualsiasi partecipante, anche il meno esperto, può rendersi conto di una distinzione forte – credo tra l’altro che non possa che essere un bene per tutto il movimento – tra Play e Lucca Games. Il primo evento punta forte su giochi da tavolo e giochi di ruolo, ritagliando uno spazio importante ma non predominante per i cardgame e rivolgendo grande attenzione nei confronti di autoproduzioni e realtà indipendenti. Lucca Games è invece rivolto in prevalenza verso l’elite più alta del mercato con un peso specifico più alto della componente TCG. Un esempio della differenza è rappresentata da Cranio Creations, che ha preferito puntare forte su Play mettendo in piedi uno stand davvero spettacolare, con una fila costante all’entrata.
Nel complesso l’ultima edizione di Play conferma la maturità raggiunta dall’organizzazione che ha compreso certe problematiche, riuscendo soprattutto a risolverle. Nonostante l’enorme affluenza, i padiglioni sono sempre stati vivibili con spazio per camminare e scorgere le novità editoriali in tranquillità. Forse va ancora trovata una collocazione ideale per il padiglione dei cardgame (Magic: The Gathering. Yu-Gi-Oh!, Star Wars: Unlimited e la novità Riftbound) quest’anno più frequentato ma sempre fuori mano a causa della disposizione fisica della fiera. Parlare di evento di nicchia però non ha più senso. Ormai gli influencer dei giochi da tavolo sono celebri come alcuni vip e alcuni giochi hanno venduto valanghe di copie. I Gioca Giullari, che saranno anche a Serravalle Gioca, sono stati come al solito molto disponibili. Con loro i Double Layers ed Il Meeple con la Camicia, che si è intrattenuto con noi a parlare di Moon Colony Bloodbath.
Uno degli elementi più evidenti di questa edizione è stata la crescita della componente esperienziale: non soltanto aree espositive, ma veri e propri spazi immersivi in cui il visitatore poteva provare giochi, incontrare autori e partecipare direttamente alle attività. Migliaia di tavoli erano disponibili gratuitamente per il gioco libero e nel complesso il numero dei tavoli per giocare è cresciuto.
Venerdì 22 il primo appuntamento era fissato con La Tana degli Orchi ETS e A Song Of Ice And Fire, gioco competitivo per due o più giocatori in cui si controlla una delle Grandi Case del Continente Occidentale, comandando le proprie unità sul campo di battaglia, reclutando eroi leggendari e manipolando gli eventi della scena politica, nel tentativo di rivendicare il trofeo più ambito ovvero il Trono di Spade. La demo vedeva una contro l’altra la fazione degli Starks e quella dei Lannister e in una ventina di minuti circa le dinamiche erano piuttosto chiare.
Subito dopo ci siamo dedicati al nuovo gioco di ruolo di Mana Project Studio – che l’anno passato tanto ci aveva stupiti con Cowboy Beebop – improntato sui tarocchi. In Royal Blood si ricopre il ruolo di Arcano Minore e il tuo compito è rovesciare gli Arcani Maggiori e prendi il loro posto. Ci siamo divertiti molto, anche grazie alle capacità del dimostratore, e l’unico limite è probabilmente il prezzo dell’edizione deluxe con libro, carte e token. La grafica è comunque spaventosa, il gioco molto originale e la qualità del prodotto altissima.
Il tempo di cambiare padiglione e ci siamo ritrovati allo stand della Teburu, di cui conosciamo bene Vampire: The Masquerade – Milan Uprising, per scoprire Hoxfall. In attesa della partenza della campagnia devo dire che l’impressione è ottima. Una specie di Zombicide che presenta la piattaforma digitale nel migliore dei modi. Senza dubbio un gioco facilmente accessibile, dinamico e divertente. Un picchiatutto, poco strategico e molto istintivo, che piacerà ai ragazzi.
La presenza al torneo di Duello per Cardia di Giochi Uniti è saltata per un errore nel programma e un conseguente ritardo ma le organizzatrici sono state adorabili con Luca e, vedendolo dispiaciuto, gli hanno regalato comunque l’espansione Guardiani della Natura. Gran gioco, lo definirei addirittura sottovalutato. Siamo quindi andati a giocare a Vampire – The Eternal Struggle e quindi devo aprire un capitolo a parte. Da un paio di mesi infatti sono entrato in contatto con i Principati di Firenze e Prato e non ho scoperto solamente un gioco spettacolare ma ho trovato tanti amici. Due volte alla settimana faccio quarantacinque minuti di macchina per ritrovarmi con loro al Game di Firenze e fare le due del mattino. Un paio di settimane ho anche partecipato ad un torneo a Bologna. Insomma, è stato amore a prima vista e anche Luca è stato coinvolto dalla medesima passione. Nei tre giorni di Play siamo passati spesso dallo stand di Vtes Italy con Miro, Diego, Federico, Nicola, Tommaso e tanti altri dimostratori. Partite incredibili come quelle a cui ormai siami abituati e un TCG che non ha sul serio rivali. Che sia un deck Malkavian, Toreador o Nosferatu poco importa. Il gioco ha una profondità e una variabilità tali da rendere magiche quelle ore trascorse attorno al tavolo.
Nel tardo pomeriggio siamo poi andati a scoprire Görga – La piaga della Mortae di Hollow Press, quelli di Cyberflesh. Si tratta di un gdr dark fantasy ambientato in un labirinto sottoterra in cui l’essenza vitale si accumula in infinite gallerie scavate da un’armata di golem ribelli, e dove gli sfortunati intrappolati vivono in terribili cicli di mortae e oltremortae, mentre gli eroi cercano di recuperare artefatti, sconfiggere malvagie entità, e cercare di capire cosa succede realmente in questo labirinto. Originale e con illustrazioni mitiche. A quel punto abbiamo concluso la serata con l’associazione Dadi In Biliko e Magical Athlete, una sorta di party game che vede personaggi improbabili rincorrersi in una gara ad ostacoli.
Il secondo giorno è partito con Eternal Decks, gioco collaborativo di Hiroaki Yamamoto, dove le propria carte sono la vita e gli Eterni gli unici maledetti alleati. Graficamente ricco di fascino e sfidante. Subito dopo ci siamo recati allo stand della Deer Games - anzi dovrei dire delle migliori realtà indipendenti italiane perché nello stesso stand si trovavano Pick n’ Roll Lab Games (con il bellissimo Panopticon, Valley Hoopers, Audience ecc..), Space Otter (Dance Of The Muses, Emozionarium), Dawn Town Games (Yatai, Sub Zero) e altri giochi come Arkendom, Cat Sushi Matters, Fizzol, Dragon In The Hut – perché Luca è stato invitato a dimostrare Firesiege. Anche in questo caso è necessario fare tante considerazioni. La prima è che i ragazzi di Deer Games pubblicano un gioco più bello dell’altro. Feralis e Firesiege sono due bombe atomiche. La seconda che sono stati davvero gentili con Luca, lo hanno messo in primo piano lasciando che spiegasse uno dei tower defender migliori di sempre a tre gruppi di persone di fila. La terza è che tantissima gente si è radunata attorno al tavolo a dimostrazione che un bambino sprigiona curiosità e che ci sono anche moltissimi curiosi a Play (o alla Play…).
Alle due ci siamo recati allo stand di Mancalamaro per il primo torneo di Unmatched e le copie in negozio della espansione con la Ninja Turtles è finita in pochi minuti. Tanto interesse attorno a questo gioco che permette, con regole semplici e veloci da imparare, di sfidare chiunque e scegliere personaggi appartenenti ad ere, storie e favole differenti. Cappuccetto Rosso puo’ sfidare Big Foot o Bruce Lee, Sinbad prendere a botte Dracula o Sherlock Holmes. Troppo divertente.
Un altro torneo, pensato per associazioni e influencer, ci ha riportato al padiglione della Tana di Goblin e nello specifico alla Saz. Italia, che ha invitati tanti personaggi noti ed esperti facendoli duellare a Toy Battle. Un altro personaggio noto è Barbascura X, atteso da una lunghissima fila a firmare le copie del suo ultimo boardgame Bestie Bastarde. Nonostante l’attesa, è stato super carino con tutti e ha regalato una carta speciale autografata.
Domenica è stato forse il giorno più bello di tutti. Mentre Luca imparava Battletech, che mi auguro i ragazzi Tuscanian Mechwarriors portino presto alle serate di Giocaconisa., io mi sono divertito a ripassare le regole di Blood Bowl, in un campo di gioco cosmico! Poi siamo tornati nuovamente allo stand di Vtes Italy e poi ci siamo cimentati in un altro torneo di Unmatched, disputato alla svizzera e con campioni di altissimo livello. Torneo molto figo anche perché organizzato allo stand degli amici di Weega, che negli scaffali avevano roba davvero “pesante”. Luca è arrivato ottavo e io ne ho approfittato per compiere qualche acquisto e salutare alcune autoproduzioni invitate a Serravalle Gioca. Dopo il torneo ci siamo fatti spiegare Grimcoven, altro gioco-colosso, da Luca di Gioconauta e abbiamo apprezzato la potenza di quelle miniature, non troppo dissimili a quelle di Dark Blood, comprato il giorno prima.