Luppolo In Rock - Venerdì 17 luglio

Quando torno in Italia dopo aver partecipato a qualche festival estero mi viene la depressione. Lo affermo senza timore di smentita perché purtroppo a livello organizzativo, di attenzione al pubblico ed alla stampa siamo indietro anni luce. Non solo, da noi si focalizza l’attenzione su un solo palco e su una o due sole band. Chi acquista un biglietto per un festival lo fa tendenzialmente per quelle due band. All’estero è tutto differente. Ci si focalizza sull’esperienza, si rende l’area dove si svolge la manifestazione quanto più accessibile e coinvolgente possibile. Giusto per farvi un esempio, sono stato al Tons Of Tock ad Oslo, trovate i report delle serate nella medesima sezione del sito, e gli abbonamenti early bird per il prossimo anno sono già esauriti senza che sia stata annunciata alcuna band. Inoltre, come ben sapete, organizzo Serravalle Rock, giunto alla decima faticosa edizione e di conseguenza conosco molto bene le difficoltà per organizzare qualcosa che abbia un senso e una unicità in Italia. Proprio per questo l’organizzazione di Luppolo In Rock, fatta principalmente da volontari tra l’altro, è da supportare all’infinito. Ormai da anni sono riusciti a creare qualcosa di speciale in una città come Cremona nella quale l’attenzione al metal è praticamente azzerata e lo hanno fatto in un parco bellissimo rispettando quelli che sono i principi più noti per lo svolgimento di manifestazioni di questo tipo. La location è perfetta, accogliente e non troppo grande. Trasmette un senso di chiuso e riservato anche se basta fare cento metri per ritrovarsi in un mercato ricco di sorprese e accessibile a tutti, anche a chi non ha acquistato il biglietto. Al suo interno potete trovare cibo e birra in quantità, stand di abbigliamento, goticherie, negozi di dischi con vinili limitati e cd a sconto, artigianato alternativo e t-shirt delle band più celebri ma anche di quelle più estreme e sconosciute. È un luogo dove si può trascorrere tranquillamente un'ora senza guardare l'orologio, ritrovandosi poi davanti al palco giusto in tempo per il concerto successivo.

 

Ed è proprio questo il segreto di Luppolo In Rock. Non obbliga il pubblico ad aspettare passivamente gli headliner, ma lo accompagna in un'esperienza che dura un'intera giornata. Si percepisce chiaramente che chi organizza questo festival è prima di tutto un appassionato perché non vi è traccia di pit, il parcheggio è gratuito e non c’è traccia di token. Ogni dettaglio, dai tempi dei cambi palco alla disposizione degli stand, sembra studiato per mettere il pubblico nelle condizioni migliori per godersi la manifestazione. È una filosofia che in Italia si vede raramente e che merita di essere riconosciuta. Sul palco l'apertura è affidata ai Jolly Rox, chiamati all'ingrato compito di rompere il ghiaccio davanti a un pubblico ancora in fase di afflusso. La band svolge il proprio lavoro con entusiasmo e professionalità, riuscendo progressivamente a richiamare le prime persone sotto il palco. Il loro hard rock diretto e senza fronzoli rappresenta un buon biglietto da visita per una giornata che promette di crescere costantemente d'intensità.

 

Decisamente meno convincente la prova dei My Darkest Red. Il loro set lascia ben poco da ricordare e, sinceramente, appare fuori contesto rispetto al livello medio della manifestazione. Mancano mordente, personalità e quella scintilla indispensabile per catturare un pubblico che, soprattutto nelle prime ore di un festival, ha bisogno di essere conquistato. La sensazione è quella di una proposta incapace di lasciare un segno concreto. Con i Dosgamos il livello torna a salire. Il loro sound è potente, l'impatto ritmico è notevole e la band dimostra di sapere come stare sul palco. Ciò che manca è forse un po’ di imprevedibilità: il concerto scorre piacevolmente ma senza particolari sussulti, seguendo schemi piuttosto consolidati. Un'esibizione più che sufficiente, capace comunque di preparare il terreno per ciò che arriverà nel prosieguo della giornata. Gli Evilizers percorrono una strada simile, ma con risultati migliori. Anche il loro songwriting non brilla certo per originalità, tuttavia il gruppo convince grazie a una maggiore compattezza e a una presenza scenica decisamente più incisiva. Il suono è quadrato, le esecuzioni precise e l'energia trasmessa dal palco finisce inevitabilmente per coinvolgere un pubblico ormai sempre più numeroso.

 

Con i Sick N' Beautiful arriva la prima vera svolta della giornata. Il loro approccio moderno, contaminato da sonorità industrial e da un'estetica futuristica, spezza efficacemente la linearità delle esibizioni precedenti. L'impatto visivo è notevole e la componente scenografica rappresenta un valore aggiunto importante. La protagonista assoluta è però Herma Sick. La cantante domina il palco con carisma, presenza e qualità interpretativa tali da risultare, a tratti, nettamente superiore ai propri compagni di viaggio. È forse l'unico limite degli autori di ‘Horror Vacui’. Il divario tra lei e il resto della formazione finisce per emergere con il passare delle tracce, lasciando la sensazione che il progetto abbia ancora margini di crescita dal punto di vista collettivo.
 

Con i Deathless Legacy si entra decisamente in un'altra categoria. Lo spettacolo messo in scena dalla formazione toscana è semplicemente magnifico. Certo, qualche problema tecnico rallenta leggermente l'avvio dell'esibizione, ma basta davvero poco perché tutto venga dimenticato. Il merito è di una band che gira alla perfezione, capace di unire teatralità, precisione esecutiva e una qualità compositiva ormai fuori discussione. Steva si conferma una delle migliori frontwoman della scena metal italiana: magnetica, intensa, sempre perfettamente calata nella parte. Ogni canzone diventa un piccolo atto teatrale, ogni movimento è studiato senza risultare artificioso. Il pubblico risponde con entusiasmo crescente e quello dei Deathless Legacy è probabilmente il primo set destinato a rimanere davvero impresso nella memoria di questa edizione. Non appena finito il concerto non sapete quante persone ho incrociato che erano rimaste impressionate dalla band. Allora supportatela perché dal vivo spaccano e gli ultimi due lavori in studio, ‘Saturnalia’ del 2020 e ‘Mater Larvarum’ del 2022, non temono concorrenza.

 

L'attesa per The 69 Eyes è palpabile e la storica formazione finlandese non tradisce minimamente le aspettative. Il loro gothic rock elegante e malinconico acquista ancora maggiore fascino nella cornice serale del parco di Cremona. L'atmosfera diventa quasi cinematografica, sospesa tra oscurità, romanticismo decadente e grandi melodie. La band appare in forma smagliante, sicura dei propri mezzi e perfettamente consapevole di possedere un repertorio che ha attraversato decenni senza perdere fascino. È uno di quei concerti in cui ogni brano viene accolto come un classico e il tempo sembra fermarsi. Personalmente ogni volta che vedo dal vivo The 69 Eyes tornano alla memoria un mitico Psycho! Festival – due giorni spettacolari a Milano con Edguy, Lacuna Coil e Sentenced – ed i tanti momenti passati insieme alla band. E’ chiaro che il tempo passa per tutti. O almeno per quasi tutti visto che Jyrkill è lo stesso di vent’anni fa. La sua voce rende imperdibili singoli come ‘Feel Berlin’, ‘Wasting The Dawn’ e ‘Brandon Lee’ e il pubblico risponde al meglio. Chiusura enorme con ‘Dance D’Amour’ e ‘Lost Boys’ cantate praticamente da tutto il festival.
 


La conclusione della prima giornata è affidata ai leggendari Death SS, e difficilmente si sarebbe potuto immaginare un finale migliore. Steve Sylvester e compagni regalano uno show semplicemente perfetto, in cui musica, scenografia e teatralità convivono in un equilibrio ormai affinato in decenni di carriera. L'aspetto evocativo della loro proposta rimane unico nel panorama italiano: ogni dettaglio contribuisce a costruire un immaginario oscuro e affascinante che continua a funzionare con incredibile efficacia. Ma oltre all'estetica ci sono soprattutto le canzoni. Pezzi che hanno scritto pagine fondamentali dell'heavy metal italiano e che ancora oggi conservano una forza straordinaria. Il pubblico accompagna ogni ritornello, ogni apparizione scenica e ogni cambio di atmosfera con un entusiasmo contagioso, suggellando nel migliore dei modi una giornata impeccabile. In scaletta sorprese come ‘Ave Adonai’, ‘Justified Sinner’ e ‘Out To Get Me’, la conferma che ‘Dr Jeckyll & Sister Hyde’ sia un grande singolo e gemme quali ‘Lilith’ e ‘Hi-Tech Jesus’, che non venivano eseguite da parecchio tempo. Quando poi è il turno di ‘Horrible Eyes’ e ‘Baron Samedi’ non ce n’è per nessuno.