
Una rivelazione assoluta il nuovo album, per la precisione il quinto in carriera, di questa band scandinava devota ad un modern rock di ispirazione grunge e metal. Ci ha pensato Napalm a tirarli fuori dall’underground svedese, dove per il momento non hanno avuto la visibilità che avrebbero meritato, e quello che si percepisce fin dai primi minuti della scaletta è una maturità incredibile, una produzione di stampo internazionale e refrain in grado di catturare l’interesse delle radio americane. Al primo impatto ho subito pensato a gruppi come No Name Faces o Takida, anche a qualcosa di più legato al rock melodico ed all’AOR. Col passare degli ascolti però sono emerse tutte le sfaccettature di ‘One Of Us’, immesso sul mercato con l’artwork a cura di Alex Tillbrook (Stranger Things, Metallica), e qualsiasi forma di paragone è crollata miseramente. La realtà è che i Self Deception hanno acquisito una consapevolezza nei propri mezzi tale da potersi permettere pezzi estremamente heavy e live-oriented ed altri costruiti su arrangiamenti più commerciali e soprattutto sul cantato evocativo di Andreas Clark. ‘One Of Us’, ‘The Wedding’ e ‘Break!’ sono forse gli episodi più distintivi, ma non vi imbatterete in alcun filler e al contrario avrete voglia di riascoltare l’album all’infinito. Proprio quello che succede quando ci si approccia a dei classici. Sorpreso dalla bellezza di ‘One Of Us’ sono andato a scoprire i lavori precedenti e anche il precedente ‘Destroy The Art’ non è affatto male. Con questo nuovo full lenght però i Self Deception hanno saputo spingersi più in alto, sintetizzando bene il passato e rivolgendo lo sguardo al futuro nella maniera più fiera e potente possibile. Lode alla Napalm per averci creduto. Evidentemente anche le etichette di successo non hanno smesso di ascoltare promo e cercare qualcosa di nuovo e intrigante invece di proporre solo le formazioni che assicurano un guadagno facile.


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