
Greg Dulli è uno di quei musicisti che hanno sulla propria testa l’aurea delle persone di talento. Geniale, folle, eccessivo, da tempo Greg si è costruito il personaggio del crooner che racconta storie d’amore particolari, quasi sempre conclusesi con finali strani o, addirittura, negativi. Un musicista che, con il passare del tempo, ha iniziato a ripetere all’eccesso tale formula che, francamente, sta iniziando a stancare. Se è vero che con gli anni si matura, se è innegabile che il furore giovanile degli Afghan Whigs di Gentleman e Congregation sia andato ormai in soffitta, è altrettanto chiaro come la vena compositiva dell’artista in questione abbia subito un forte appassimento. Sotto questo punto di vista, già nella reunion dei succitati Afghan Whigs si erano notate ampie crepe in tal senso. Ora, al tramonto dell’inverno, arriva il secondo episodio solista della sua carriera che potrebbe essere classificato come il più tangibile dei passi falsi. Dieci canzoni (otto delle quali piatte come il mare alle sei del mattino in una giornata serena d’estate) assolutamente non epocali caratterizzano ‘Random Desire’. Se si esclude la bellezza (ogni tanto dei lampi di classe, fortunatamente, ci sono ancora) di ‘Scorpio’ e la buona ‘It Falls Apart’, il resto del lavoro viaggia sui binari della noia e dell’ovvietà. Sembra di ascoltare roba già sperimentata (senza troppi clamori della critica) nell’ultimo periodo dei Twilight Singers, con l’aggravante che nel suo precedente progetto c’erano canzoni e dischi che, comunque, andavano sopra la sufficienza. ‘Random Desire’, invece, è un lavoro che risulta debole su tutta la linea, soprattutto da un punto di vista compositivo. Da uno come Dulli, che in passato ha scritto capolavori come ‘Debonair’ e ‘Honky’s Ladder’, ci si aspetta sempre il meglio. E se il meglio non arriva, quanto meno è lecito attendersi un disco che arrivi alla sufficienza. Invece, tra citazioni soul, amori perduti ed andati male, echi di Prince e Coldplay ed i soliti pianoforti decadenti, il buon Greg non raggiunge neanche il sei striminzito che si dà allo studente intelligente, ma che non si applica. Anzi, per dirla tutta sembra che Dulli abbia smarrito tutto il suo immenso talento, infilandosi in una strada che lo sta portando ad una discesa incontrollata e senza freni.

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