
Marco Parente è un musicista che può essere definito con un aggettivo preciso: raffinato. Nel corso della sua lunga carriera, iniziata negli anni novanta, l’artista, campano d’origine, ma toscano d’adozione ha sempre realizzato dischi di grande classe che gli hanno fatto prendere una nicchia di pubblico ben precisa che lo segue e lo apprezza con devozione. In quest’ottica va considerato il suo nuovo lavoro “Life” che ha al suo interno dieci brani introspettivi, acustici per la maggior parte ed assimilabili solo se si pone la giusta attenzione alla musica realizzata con la solita classe dall’ex batterista di Andrea Chimenti e dei C.S.I. “In Mezzo Al Buio” è un brano scuro, ma dai ritmi quasi latini, mentre “Ma Quand’è Che Si Ricomincia Da Capo?” ha tratti minimalisti. Il rock di “Testa Dì Cuore” è lontano, ma questo non vuole dire che sia un male. Anzi, Parente adotta soluzioni di grande melodia come si può riscontrare nell’opener “Nella Giungla” ed in “Vita”. L’amore, mai nascosto, per Jeff Buckley ritorna vivo in “Avventura Molecolare”, così come il blues unito ad un cantautorato di assoluta qualità fa capolinea in “Mai Solo”, vero e proprio capolavoro di questo album insieme ad “Ok Panico”, che vede la luce a distanza di ben sette anni da “Suite Love”. Nelle note di presentazione, l’autore presenta “Life” come un album la cui «unica finalità di questo disco è sé stesso! Le dieci canzoni che lo compongono sono come oggetti galleggianti e, anche se ne conosco e ne ho curato ogni singola molecola, non saprei raccontarne più la provenienza. So solo che stanno a galla nonostante le forti correnti, il sole a picco, le navi alla deriva e le acrobazie dei delfini. Loro galleggiano, con una certa consapevolezza. Tutto qui». Ed in realtà, traslando il pensiero di Parente, questa sua nuova opera è una di quelle che sarà forte alle intemperie dei tempi ed alla banalità molto in voga ai giorni nostri. Non sarà un lavoro da alta classifica, ma sicuramente un disco che farà breccia nei cuori degli animi sensibili, grazie ad un pugno di canzoni morbide, ma durature che rimarranno attuali anche tra vent’anni.

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