
Una bomba black metal lanciata dalla Svezia e più precisamente da Stoccolma, dove questi quattro reietti di Dio hanno compreso di avere in comune una passione viscerale per l’anticristianesimo, i miti norreni, l’estetica cupa e insalubre del genere e la cosmologia. Il letale guitar work è cura di T.Rydsheim (ex Depraved attivo anche con i Månegarm dal vivo) e J.Engström e la line-up è completata da altri due membri dei Withershin ovvero il turbolento cantante Nine (ex Myrkertidh) ed il bassista Oscar Tornborg. Rispetto alle precedenti registrazioni – l’EP di esordio ‘The Void: Stories from the Whispering Well’ ed i full lenght ‘Ghostlands: Wounds from a Bleeding Earth’ e ‘Nattarvet’ - la produzione è stata arricchita con influenze post metal e un fervore melodico ancora più accentuato. Ciò però non incide minimamente sull’approccio ferale dei Wormwood che sembrano davvero una delle poche entità moderne in grado di celebrare il suono primordiale degli anni ‘90 ed allo stesso tempo proporre qualcosa di nuovo ed estremamente intrigante. ‘The Archive’ - ispirata al libro di Mikael Strömberg e promossa con l’avvincente videoclip a cura di Svartna Film (Demonical, Lykantropi) - è un’introduzione solenne che lascerà di sasso anche chi aveva consumato ‘Nattarvet’. Seguono ‘Overgrowth’ e ‘End Of Message’, esaltate da un mixaggio organico, a metà tra retaggi di Dissection e Naglfar e visioni folk. ‘My Northern Heart’ e ‘Ensamheten’ mostrano l’invidiabile timbro vocale del frontman mentre ‘The Slow Drown’ è uno spettacolare arrangiamento in bilico tra i Darkthrone di ‘Panzerfaust’ ed i Pink Floyd. In chiusura la frenetica ‘The Gentle Touch Of Humanity’ vi constrigerà a recuperare dagli archivi i vecchi dischi di Mayhem e Enslaved. Preparatevi ad un viaggio attraverso gli errori passati, presenti e futuri dell’uomo dal quale non tornerete più gli stessi di prima.


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