
Ritengo che sia molto difficile stilare un paragone tra i dischi di Thomas Eriksen, che ha esordito dieci anni fa con ‘Isebakke’, e questo non solo perché sono molto diversi tra loro. Il vero motivo è che materie come il satanismo, la misantropia, l’occultismo ed il paganesimo vengono trattate in maniera talmente profonda da far passare quasi in secondo piano la musica. Una cosa però è certa ovvero che ‘Dypet’ suona come la naturale evoluzione di ‘Katedralen’. Dal punto di vista tematico, ‘Forført Av Kulden’ tratta della forza ammaliante del freddo, elemento onnipresente nella storia del black metal, ed offre uno sguardo del tutto singolare sulla bellezza della morte. La novità rispetto al passato è rappresentata da un utilizzo più massiccio dei synth mentre il riffing si è fatto sempre più gelido e aspro e la presenza di Erlend Hejlvik, ex-Kvelertak di recente autore dell’eccellente ‘Welcome To Hell’, in ‘Hoye Murer’ aumenta lo spessore internazionale dell’opera. I suoni dell’abisso sono stati catturati con l'assistenza tecnica di Freddy Holm, mentre il mastering è stato effettuato da Jack Control presso l'Enormous Door, dove sono passati pure i Darkthrone. Il respiro solenne del materiale ricorda proprio certe cose di Fenriz e Nocturno Culto ma la struttura dei brani è decisamente più elaborata con riferimenti al mito di Cthulhu di H.P. Lovecraft e grida assassine che tratteggiano, come David Thiérrée (Behemoth, Enslaved) in rigoroso bianco e nero, il perenne disagio del genere umano. ‘Forfort Av Kulden’ e ‘Svik’ gli apici di un disco che potrebbe ottenere maggiore riscontro sul versante americano di quanto avvenuto in precedenza.


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