
L’ascesa del gruppo guidato da Vessel 1, capace di suscitare una venerazione di tipo ancestrale, è sempre più inarrestabile e attualmente non c’è nessuno che stia pubblicando materiale migliore in ambito alternative metal. È doveroso precisarlo perché altrimenti si rischia di finire invischiati in drammatiche discussioni su stili, generi o senso di appartenenza, che non portano a niente. L’identità del leader resiste ancora alla frenesia dei social e la sua voce riesce a trasportare l’ascoltatore in un’altra dimensione. Lo riesce a fare proprio come Karin Elisabeth Dreijer Andersson (The Knife, Fever Ray) oppure Maria Franz (Heilung), ma rendendo il suo verbo peculiare e mai scontato. ‘Take Me Back To Eden’ non è infatti solo un album ma un vero e proprio portale verso chissà quale universo e l’espressività del cantato rende la musica uno strumento per fuggire alla realtà di tutti i giorni. I simboli sono disparati, ma riprendendo la storia del progetto fin dalle sue fondamenta non è impossibile tracciare un fenomeno conduttore, come per la luce, l’elettricità o il calore, che vada oltre ai disegni da tatuarsi sulla pelle. Nella spaventosa produzione, curata anche da Carl Brown (While She Sleeps, Malevolence), vengono bilanciate in maniera esaltante ritmiche heavy, djent, elettronica ed influenze soul e r&b e non c’è un solo minuto di ‘Take Me Back To Eden’ che non catturi con forza l’attenzione, afferri le viscere o trafigga il petto. Nei mesi scorsi singoli come ‘Chokehold’ e ‘The Summoning’, diventati virali in rete, hanno anticipato una narrazione costruita sulla continua alternanza tra atmosfere cinematiche e passaggi di aggressività inaudita e adesso il viaggio è alla portata di tutti. ‘Aqua Regia’, promossa con il claustrofobico video di Jake Johnston, è probabilmente il momento più alto di tutta la trilogia, iniziata con ‘Sundowning’ e proseguita con ‘This Place Will Become Your Tomb’, mentre ‘DYWTYLM’ è il pezzo più sperimentale in scaletta. Un album che a differenza degli altri è nato anche dal contatto col pubblico avvenuto in tour. Un album meraviglioso, che ci fa sentire un po' più umani.
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