
Ho conosciuto questi ragazzi originari del Michigan quasi per caso. Mi sono imbattuto nella loro ‘Dirt’ scorrendo alcune tracce nelle varie playlist di nu metal e metalcore che si trovano in rete. Questo ibrido tra Mudvayne, Glassjaw e The Black Dahlia Murder mi ha colpito fin dall’inizio e non tanto per le qualità del frontman o l’originalità degli stacchi ritmici, quanto per la capacità di fondere stacchi doom e brutal death con improvvise aperture melodiche, riff djent e passaggi metalcore vecchio stampo. La scaletta dell’EP, stampato in cinquanta copie limitate, è inaugurata da ‘Animal’ e ‘Grave’ e soprattutto la seconda trasmette un senso di inadeguatezza e disaggio che sostanzialmente accompagna l’ascoltatore per tutta la durata del mini. Oltre alla citata ‘Dirt’, ‘Hate’ e ‘End Of My Life’ sono episodi che finiranno per accrescere l’ansia in attesa dell’uscita del primo full lenght che dovrebbe intitolarsi ‘Plague’. Un titolo che promette molto bene, come questo trio che si afferma indesiderato.

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