
Questo nuovo disco dei Tempt è semplicemente bellissimo. Potremmo aprire e chiudere già qui la recensione del secondo lavoro della band americana, ma sarebbe, comunque, ingeneroso verso un album che sprizza energia e melodie contagiose da tutti i pori. Partiamo da un presupposto: i quattro ragazzi attingono a piene mani da quel rock da stadio tipico degli anni ottanta che aveva in gente come Bon Jovi e i Def Leppard i suoi alfieri più nobili. A questo, però, grazie anche alla produzione dell’esperto Chris Lord-Alge, hanno saputo unire le sonorità attuali, incattivendo il giusto il suono delle chitarre, in modo da rendere le canzoni (una più bella dell’altra) attuali e splendidamente radiofoniche. Non è un caso che ognuna di esse sarebbe da heavy rotation in qualsiasi stazione dell’etere che si rispetti, a partire dall’opener “Welcome Me In”, strutturata su delle basi funky, ma ripiena di grandi cori, come anche la successiva “Living Dangerous” che vede la partecipazione di Dorothy. C’è poi il clamoroso trittico formato dal singolo “Burn Me Down”, dalla “defleppardiana” “Hideway” e dalla splendida “Camouflage” che risulta essere da sballo: queste sono tracce che costringono chiunque a prendere il telecomando dello stereo per poterle riascoltare senza soluzione di continuità. Il mitico “Hysteria” pare essere il punto cardine di riferimento, anche se poi la voce di Zach Allen riporta a quella dei bei tempi di Bon Jovi (“Two Ways”). Anche nel finale la qualità si mantiene elevatissima e cancella con un semplice colpo di spugna le tante band attuali o passate che provano a suonare AOR non rinnovandosi e rimanendo legate a strutture sonore vecchie e stantie. L’attualità di un brano come “Roses”, che ha una melodia devastante in fase di ritornello, così come la ottantiana “Girl” sono la palese testimonianza di come ci si trovi dinnanzi a un gruppo strepitoso che è in grado di sapere scrivere pezzi unici. Diciamoci la verità: nella musica le canzoni sono quelle che hanno il compito di lasciare il segno, perché ti devono rimanere in testa con l’obiettivo di essere ricordate anche tra venti anni. Qui dentro c’è tutto quello che prevede il manuale del buon rock. Ora, però, sta al pubblico, anche quello italiano, premiare i Tempt che hanno piazzato uno dei dischi più intriganti degli ultimi anni.

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