
Nel patinato mondo di Hollywood non c’è solo Johnny Depp a suonare rock con la sua chitarra nella superband di “all stars” conosciuta da tutti come Hollywood Vampires. Un altro sex simbol del cinema mondiale come Keanu Reeves ha, infatti, un proprio collettivo, a nome Dogstar, che è in azione da oltre venti anni e che ogni tanto viene messo in moto con esibizioni live e contestuali dischi da vendere. Il trio in questione, dove l’attore suona il basso, in questi giorni, dopo esattamente un ventennio, dà alla luce un nuovo episodio della propria frastagliata carriera (“Somewhere Between The Power Lines And Palm Trees”) che si rivela interessante, ma allo stesso tempo derivativo. La band, difatti, suona un rock che ha nella new wave di primi anni ottanta un’influenza forte e che, inoltre, trova nell’alternative americano di formazioni come i mitici R.E.M. un altro approdo sicuro dove poter sfogare la propria musica. Le canzoni, soprattutto quelle iniziali sino a “Dillon St.”, non riescono ad essere focalizzate. Sono suonate e prodotte benissimo, ma mancano di quella scintilla incendiaria che le renderebbe tremendamente orecchiabili. Il registro, invece, cambia alla grande con l’ottima “Lily”, una ballata semiacustica dal ritornello incisivo. Da qui in avanti il livello del songwriting sale senza soluzione di continuità. In alcuni casi il chitarrista e cantante Bret Domrose gioca a fare in maniera egregia il Brian Ferry di turno. Non è un caso che “Glimmer” sia un brano che pare essere stato scritto dal Dandy inglese al termine di una sessione di prove realizzate con gli R.E.M. del periodo “Green”. Idem si può dire per “Lust” e “Sunrise” che hanno davvero tutto per essere dei piccoli classici di questo terzetto che ha il merito di non suonare musica da incasso facile. Il finale trova nella rocciosa “Breach” il suo degno epilogo e qui sorgono alcune domande lecite soprattutto in considerazione delle distorsioni chitarristiche presenti in questa traccia. Chissà come sarebbero i Dogstar se adottassero delle soluzioni stilistiche più vicine a gente come i Live o a qualche band della scena post grunge tipo i Candlebox, mantenendo, però, sempre forte il proprio legame con tutte le influenze musicali che li caratterizzano sin da ora. Probabilmente ci sarebbe da divertirsi, con Reeves che avrebbe il suo da fare per sdoppiarsi dalla duplice veste di attore di professione e musicista per hobby. Ad ogni modo, per chi vuole scoprire cosa fanno le star di Hollywood nel proprio tempo libero, questo platter può essere considerato a ragion veduta un ottimo esempio di classe e libertà artistica.

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