
Gli svizzeri si riaffacciano sul mercato con cinque tracce spaziali, in bilico tra doom, industrial e grunge acido, che omaggiano la figura di Martin E. Ain (Celtic Frost, Hellhammer), fondatore del progetto prima di venire a mancare sei anni fa. Insieme a lui due membri dei Coroner ovvero Tommy T. Baron (Kreator) e Marquis Marky (Apollyon Sun) che hanno portato avanti il progetto fino alla pubblicazione di ‘Protocol Of Constant Sadness’. Adesso sono Daniele Merico e Stefano Mauriello ad occuparsi del guitar work e Thomas Ott, celebre fumettista, è invece il responsabile delle parti vocali, che amplificano l’efficacia di una sezione strumentale quanto mai disturbante e lineare. ‘Bomb’ inaugura una scaletta ferale, di soli cinque brani per neppure quaranta minuti di musica, che vi costringerà a recuperare dagli archivi alcuni dei capolavori del doom, i lavori di Celtic Frost e Coroner e magari riscoprire la vostra passione per H.R. Giger e tutto ciò che concerne il suo mondo allucinato. A promuovere la release è Prophecy Productions, etichetta sulla quale ogni commento ormai risulterebbe superluo. Aggiungo soltanto che in un roster ricco di formazioni epiche (Vemod, Tehni, Katla, Les Discrets..), il nome dei Tar Pond risplende di una luce opaca e inafferrabile. Quella tipologia di luce che sa insinuarsi nello sguardo e non lasciarlo più, evocando atmosfere vintage e scosse di brividi. ‘Slave’ e ‘Something’ altri due passaggi di un lavoro, appunto viscido come il petrolio, che potrebbe raccogliere consensi pure tra i fan di June Of 44, a dimostrazione di un ampio raggio di influenze, al di là di una professionalità che affonda le proprie radici in tempi lontani.

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