
Il compositore Simon Harrison è la mente che si cela dietro al progetto Atlantic. Parliamo di una band, sostanzialmente costruita a tavolino, che suona un AOR d’annata che è ben noto a chi ama questo genere musicale e che continua a fare breccia nel cuore, soprattutto, dei boomers di una certa età. In un disco come “Another World” le sonorità sono ben chiare: si spazia dai mitici Dare (sempre molto sottovalutati) ai Journey senza soluzione di continuità, attraverso un pugno di canzoni che risultano intrise di tastiere anni '80 e che possiedono delle melodie orecchiabili, oltre che dei cori stereotipati e delle chitarre mai troppo invasive. Insomma, il menù è quello solito e si può scegliere nel mazzo la ballata che si vuole o che più piace. Canzoni come “Loving Arms” o “Nothing More I Can Say” hanno dalla loro un bel gusto per le melodie ed una certa conclamata classe nel saperle scrivere e riarrangiarle, senza che venga mai perso di vista lo spirito di un genere che rimane di culto, ma sostanzialmente immortale. Le chitarre vengono messe in evidenza nell’introduzione di “Missing You”, brano che sembra essere uscito direttamente dagli anni ottanta, così come l’ariosa “I’ll Be Waiting”. Si viaggia, dunque, con quello che è comunemente chiamato pilota automatico con una serie di tracce che si assomigliano le une con le altre per approccio e sonorità. “Another World” è un lavoro che va consigliato solo ed esclusivamente a chi è cresciuto con l’AOR da quando era in fasce sino ai giorni d’oggi. Troverà sicuramente beneficio da una musica sempre compassata e facile da immaginare e catalogare. Per chi, invece, ha l’orticaria per queste sonorità, è bene che cerchi altrove e non si avvicini in alcun modo agli Atlantic.

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