
Una carriera trentennale, oltre venti dischi sul groppone, vagonate di concerti sparsi per il mondo e una reunion che ha dato i suoi frutti: sono questi i dati su cui si muovono gli Harem Scarem, formazione canadese che ha fatto dell’hard rock melodico il suo mantra. “Chasing Euphoria”, uscito per la nostrana Frontiers, è un bel disco, pieno dei soliti riferimenti ariosi che caratterizzano i loro brani che hanno trovato anche una produzione scintillante che ha reso il proprio sound moderno e attuale. Quest’ultimo dato non è da sottovalutare, visto che, oltre alle clamorose melodie della titletrack o di una spettacolare “Wasted Years”, si avverte una potenza di insieme che, in teoria, dovrebbe appartenere a musicisti meno esperti e non a questi signori di una certa età che hanno già dato per quanto concerne fama e lavori da far conoscere al mondo intero. Ad ogni modo, ritornando a quest’album, non si può non sbattere il piede e, allo stesso tempo, cantare a squarciagola veri e propri anthem come “Slow Burn” o “In A Bad Way” che ti prendono sin dal primo ascolto e non ti lasciano più. Il rock, con venature ampiamente melodiche, è proprio questo e la capacità degli Harem Scarem è quella di rendere orecchiabile, ma mai banale, tutto ciò che toccano. Ci sono riferimenti ai Bon Jovi in “Gotta Keep Your Head Up” e altri ai mitici Dare in “Reliving History”, ma parliamo semplicemente di piccoli cenni. Il tratto distintivo di questa formazione senza tempo è lì, che lo riconosci a distanza di mille metri e sai bene che non è cambiabile o sostituibile con null’altro. Quello che più stupisce è la capacita compositiva, rimasta fresca ed ancorata ai tempi in cui l’AOR dominava le classifiche d’oltreoceano. Potremmo dire che tutte le canzoni qui presenti sarebbero state perfette per uscire come singoli negli anni ottanta e questo è un complimento che si deve fare agli Harem Scarem che sembra non siano stati scalfiti dal passare e dall’usura del tempo.


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