
Gli inglesi danno alle stampe il successore ideale di ‘Self Supremacy’ e ‘Malicious Intent’. Curiosamente il disco non è stato realizzato in uno sporco studio di registrazione nella periferia di Sheffield ma a Los Angeles presso lo Studio 606 di Dave Grohl. Le sessioni sono state supervisionate da Josh Wilbur (Lamb Of God, Trivium) e impreziosite dalla leggendaria console Neve 8078, che abbiamo imparato a conoscere attraverso il documentario Sound City. Il risultato è un monolite sonoro nel quale le influenze estreme della band, dal metalcore allo sludge passando per beatdown hardcore e groove metal, vengono miscelate a dovere bilanciando un impatto deflagrante con dinamiche superiori rispetto al passato. In parole povere, chi ha sempre amato i Malevolence troverà conforto nelle canzoni di ‘Where Only The Truth Is Spoken’, ma soprattutto ritroverà tutti i valori che ne hanno sempre contraddistinto la carriera. Chi invece ne ha solo sentito parlare o non si è ancora imbattuto nella loro attitudine viscerale rimarrà sorpreso dalla potenza delle ritmiche, dalla brutalità delle parti vocali e dalla perizia tecnica dei membri. Quello però conta di più è che i meno avvezzi al genere si troveranno al cospetto di un disco più aperto mentalmente, più sofisticato e stimolante. ‘Blood To The Leech’ e ‘Trenches’ aprono la scaletta con un furia indicibile, un paio di pezzi sono mixati in maniera differente dal solito al fine di accentuare gli spigoli (‘Counterfeit’ e ‘So Help Me God’) mentre ‘In Spite’ vede al microfono anche Randy Blythe, chiamato a fare casino e dare una mano a questi ragazzi che si sono messi in testa di arrivare ai vertici della scena metalcore internazionale. Di sicuro ‘Where Only The Truth Is Spoken’ è un altro capitolo di spessore in una discografia che non ammette repliche. Solo onestà, brutale onestà.


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