
I tedeschi sono tra i numerosi gruppi che vivono un po’ nel limbo. Un buon seguito in patria, ma non eccezionale. Ottime recensioni all’estero, ma ancora la consacrazione internazionale non è arrivata. In ambito melodic doom-death metal non è uscito molto di meglio eppure è chiaro che il successore di ‘Black Frost’, anche per il fatto che sono trascorsi sei anni dalla sua uscita, abbia un’importanza capitale per la carriera della band. Un po’ per la lunghezza del processo, dovuta sicuramente anche alla sospensione dell’attività dal vivo a causa della pandemia, e un po’ per un naturale desiderio di aprirsi ad un pubblico maggiore, ‘Generation Of The Void’ appare fin dal principio più accessibile con ‘Glass Bleeding’ e ‘Liquid Morning’ che settano gli standard di un ascolto molto vario e coinvolgente. Alcune citazioni, scorrendo la tracklist, sono palesi. Mi viene da pensare ai Paradise Lost ed agli Opeth. Il growl di Raimund Ennenga è comunque cresciuto ed il mixaggio di Jacob Hansen assicura quel bilanciamento tra valori della vecchia scuola – vedi suono di chitarra e batteria – e approccio moderno e tecnologico che rappresenta una garanzia a certi livelli. ‘Spirit Corrosion’ parte quasi come un pezzo black metal per poi fondere virtuosismi chitarristici e voce pulita in uno spirito epico e senza dubbio evocativo. Alcuni potrebbero lamentare la minore aggressività rispetto agli album precedenti, però sono certo che allo stesso tempo tanti altri accoglieranno con favore l’enfasi melodica di numerosi passaggi. Il cantato si fa di nuovo intrigante nella conclusiva ‘The Idles Of Life’, con il basso di Lutz Neemann in grande evidenza. É questione di accontentarsi oppure di capire quale strada prenderanno i Nailed To Obscurity, in ogni caso da vedere assolutamente live, sperando di non dovere attendere così a lungo.


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