
Scherzando e ridendo i White Reaper sono giunti al quinto disco della loro carriera. Cresciuti a “pane e Weezer”, gli americani si sono fatti conoscere attraverso un celebre programma televisivo e prendendo parte a tour importanti, facendo la spalla a gente di grido come Pearl Jam e The Killers. Ora, ridottisi ad un trio, la formazione capitanata da Tony Esposito (nulla a che vedere con il noto percussionista e artista napoletano) si ripresenta con un album essenziale e senza molti fronzoli come “Only Slightly Empty”. I ragazzi di Louisville si muovono seguendo degli schemi abbastanza noti, soprattutto se si conosce la loro storia. Le canzoni, tutte contenute nel range dei quattro minuti massimo di durata, sono belle frizzanti e armoniche, tipiche di quella tradizione radio college che negli Stati Uniti costituisce ancora una certezza inossidabile. In pochissimo tempo, dunque, si susseguono una serie di tracce simpatiche come “Honestly”, “Blink” e “Blue 42” che hanno nell’immediatezza e nella componente melodica i propri punti di forza. È un qualcosa che, volenti o nolenti, non suona come innovativo, ma semplicemente derivativo, visto che in passato gente come i summenzionati Weezer, Lit e Zebrahead si è cimentata in roba del genere. Solarità e spasso, pertanto, vanno a braccetto e non possiamo negare come questo tipo di sound troverà nei giovani americani, che ancora rimangono fedeli alle chitarre di un certo stampo, terreno fertile. Questa è musica da party universitario e che in un concerto, magari come apripista, si rivela perfetta per scaldare il pubblico. Andare oltre e pretendere qualcosa in più da una band come i White Reaper sarebbe come forzare la mano e snaturarne la proposta. Ci sono casi in cui a certi artisti non si può chiedere di più e questo è uno di quelli. Prendere il pacchetto integralmente, altrimenti è meglio passare avanti.

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