Hoodoo Telemetry
Vernon Reid
Artone
Pubblicato il 22/10/2025 da Francesco Brunale
Songs
01. Door Of No Return
02. Freedom Jazz Dance
03. Good Afternoon Everyone
04. The Haunting
05. Bronx Paradox
06. Or Knot
07. Dying To Live
08. Politician
09. Black Fathom Five
10. Beautiful Bastard
11. Meditation On The Last Times I Saw Arthur Rhames
12. My Little Zulu Babe
13. In Effigy
14. Brave New World

Dopo quasi trent’anni di silenzio, ecco riapparire sul mercato un lavoro a nome Vernon Reid, storico chitarrista dei Living Colour. Quando nel 1996 uscì “Mistaken Identity” furono in molti ad applaudire il tentativo di uscire fuori dagli schemi da parte di Reid che diede vita ad un classico esempio di crossover sofisticato che, però, non venne capito dal grande pubblico, ancora ferito per lo scioglimento improvviso della sua storica band. Ora, con “Hoodoo Telemetry” sono cambiate tante cose rispetto ad allora. I Living Colour sono vivi e vegeti, anche se vanno a rilento per quanto concerne le uscite discografiche, e Reid, nel frattempo, ha maturato moltissime esperienze sia come musicista e sia come produttore di successo. Inoltre le perdite di persone care, vedi il suo carissimo amico Greg Tate, vittima indiretta del Covid, hanno portato il “Nostro” a ritornare sul tema solista e a creare tanta di quella musica, inserita in questo “sophomore”, che definirla con un solo aggettivo è letteralmente impossibile. Rispetto al suo predecessore si nota un utilizzo del cantato maggiore che è sfociato, in qualche circostanza, nella dimensione classica della canzone come dimostra “The Haunting” che pare essere un vero e proprio omaggio a Prince. Il problema o il bello (dipende da che punto di vista uno si vuole porre) è che sono più le parti disomogenee a recitare il ruolo da protagoniste in questo lavoro. L’accoppiata “Door Of No Return” e “Freedom Jazz Dance” è eloquente a riguardo. La prima traccia si caratterizza per una cascata di note che la chitarra di Vernon tira fuori creando una sorta di arcobaleno di suoni impressionante, mentre la seconda è un esempio in cui jungle e jazz si riescono a fondere in maniera unica. Non manca anche la sorpresa (intesa come cover) che si deve, per forza di cose, identificare in “Politician”, storico classico dei Cream. La coscienza politica dell’artista di New York e la sua collaborazione passata avuta con Jack Bruce fanno due più due ed allora non ci si deve meravigliare di trovare in questo platter tale brano storico che è stato riletto in chiave d’avanguardia. “Bronx Paradox” è un altro strumentale in cui si mescolano il rap e il soul con la chitarra che si mimetizza dietro al suono degli strumenti a fiato. Se “Or Kont” è purissima fusion difficile da addomesticare ed assimilare in un solo colpo, “Dying To Love” è un tipico esempio di ballata Motown che non avrebbe sfigurato se fosse uscita negli anni settanta. Certo, non ascoltare dietro al microfono Corey Glover fa un certo effetto, ma coloro che lo sostituiscono si comportano egregiamente con le loro interpretazioni calde e mai banali. La seconda parte del platter è molto eterogenea, ma su questo pochi erano i dubbi. Con “Black Fathom Five” entriamo nel campo di un rock futurista dove il cantato rap trova la sua giusta collocazione a differenza di “Beautiful Bastard” che ci riporta indietro con la mente e con le atmosfere a quel capolavoro che porta il nome di “Solace Of You” presente in “Time’s Up”. Nostalgia canaglia, direbbe qualcuno ed infatti subito dopo Reid ci conduce nel presente con la chilometrica “Meditation On The Last Times I Saw Arthur Rhames” che ha al suo interno delle tipiche sfumature blues che vengono supportate da una base quasi jungle. Sembra fantascienza, ma vi assicuriamo che non lo è! A mettere la ceralacca su questo album, davvero coraggioso ed elitario, ci pensa il trittico finale formato dalla simpatica “My Little Zulu Babe” che pare ambientata negli anni venti con tanto di banjo, dalla viaggiante “In Effigy” e dalla struggente “Brave New World” in cui Reid fa vedere di essere uno dei migliori chitarristi che siano comparsi su questa terra da cinquant’anni a questa parte. Per molti doveva essere lui il vero e unico erede di Jimi Hendrix, ma i fatti, probabilmente, hanno raccontato altro. Di certo, sappiamo che ogni suo lavoro pubblicato si è sempre caratterizzato per classe e ambizione, elementi che pochi suoi colleghi possono vantare di avere. 

Songs
01. Door Of No Return
02. Freedom Jazz Dance
03. Good Afternoon Everyone
04. The Haunting
05. Bronx Paradox
06. Or Knot
07. Dying To Live
08. Politician
09. Black Fathom Five
10. Beautiful Bastard
11. Meditation On The Last Times I Saw Arthur Rhames
12. My Little Zulu Babe
13. In Effigy
14. Brave New World
Vernon Reid
From USA

Discography
1984 - Smash & Scatteration, Con Bill Frisell
1996 - Mistaken Identity
1998 - Guitar Oblique, Con David Torn E Elliott Sharp
2004 - Known Unknown
2006 - Other True Self
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