
In questi ultimi anni l’etichetta discografica portata avanti da alcuni membri dei Periphery è cresciuta parecchio, sia in termini di numero e importanza degli artisti nel roster sia in termini di coraggio delle proposte. Nel giro di qualche settimana saranno fuori un paio di dischi memorabili ovvero il debutto dei Wiltwhter, di cui vi parliamo adesso, e ‘Stargod’ degli Astronoid, che vi preannuncio rischierà seriamente di essere incluso nelle playlist di fine dicembre. ‘Pure Light’ è un ibrido tra metalcore, nu metal e hip hop, con elementi presi in prestito anche da generi come il jazz, l’r&b e lo shoegaze. L’approccio dei ragazzi della Carolina del Sud è estremo, dinamico ed eclettico, ma soprattutto coeso e organico, a dispetto del vario spettro di influenze. Il concept ruota attorno a un'esperienza di terapia di gruppo e una pericolosa droga che altera la mente e caratterizza sia le esperienze positive che quelle negative della nostra esistenza. Una droga più psicologica che fisica, ma non per questo meno letale. Un album che parla della natura insaziabile della società, che vuole conquistare sempre di più invece di aiutare chi ha bisogno, con i social dominati da persone orribili che trattano male gli altri senza alcuna considerazione. L’esperienza di ascolto è immersiva e la caratura tecnica dei musicisti superiore alla media. Il drummer Tyler Syphertt ha curato la produzione e pezzi come ‘Front Door Phobia’, con Andrew Herman dei Johnny Booth, e ‘Black Pearl’ denotano una maturità fuori dal comune. Il cantante Nick Rendelman spicca in ‘Worst Case Scenario’ e ‘Obsolete’ e l’evoluzione rispetto agli EP ‘The House I Lived And Died In’ e ‘The Yellow Wallpaper’ è spaventosa. Perfetti per un’altra puntata del nostro speciale sulle nuove frontiere del metal.

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