Walkways
Israele
Pubblicato il 27/08/2026 da Lorenzo Becciani

Perché avete deciso di intitolare il nuovo album ‘A Reminder’? C’è una ragione precisa?
In generale per ricordarci che tutto ciò che stiamo vivendo ci fa crescere. Il concept dietro all’album è più o meno questo. È un messaggio autentico e nasce dal fatto che per noi è importante portare avanti  tutto ciò che riguarda le nostre vite, sia dal punto di vista personale che da quello musicale.

A livello di influenze siete cambiati in questi anni?
Ascoltiamo dai Radiohead ai Meshuggah, dai Pantera ai Deftones, passando per gruppi più recenti come Sleep Token e Bring Me The Horizon.

Ritenete che ‘A Reminder’ sia un lavoro più internazionale rispetto a ‘Bleed Out, Heal Out’?
Sicuramente lo è. Lo abbiamo scritto perché portasse conforto a tutti. Ogni persona può interpretarlo come crede ma senza dubbio è pensato perché sia possibile connettersi con le canzoni in maniera più forte rispetto al passato.

Avete impiegato tanto tempo per tornare in studio.
Non è stato intenzionale. Ci sono state molte cose nel frattempo. Alcuni di noi sono diventati genitori, c’è stata la pandemia, poi un paio di guerre e nel complesso tutto quello che ha riguardato e riguarda tuttora l’area in cui viviamo non ha certo aiutato. Siamo comunque felici di esserci presi il tempo necessario per scrivere le canzoni che volevamo e arrivare a questo punto. Siamo orgogliosi del risultato finale.

In termini di impegni, il conflitto con Gaza vi ha creato problematiche?
Ha influito sulla nostra routine, oltre che sulla nostra vita in generale. A causa del blocco aereo non abbiamo potuto partecipare all’Hellfest e naturalmente ci è dispiaciuto molto. Organizzare i tour non è semplice.

Come pensate di distinguervi da tutte le altre band alternative metal del pianeta?
Per noi è fondamentale creare una connessione col pubblico. Nessuna delle nostre canzoni è politica o legata ad eventi speficici. Riguardano più che siamo. ‘A Reminder’ per esempio parlare di come ci siamo lentamente distaccati da tutto quello che ci circonda. È la canzone chiave dell’album, quella che abbiamo usato, non per forza come template, ma come linea guida per la stesura del lavoro.

‘Again & Again & Again’ invece di cosa tratta?
Nel testo si parla di commettere un errore, andare a prendere certe pillole e non affrontare le sfide che ci troviamo davanti. Una sofferenza personale che dovrebbe tradursi nel cercare di migliorare e mettersi in gioco, con le proprie emozioni.

A livello di produzione e mixaggio cosa è cambiato?
Del mixaggio se n’è occupato direttamente il nostro batterista. Il suono delle chitarre è un po’ diverso rispetto al passato. Abbiamo cercato di cambiare qualche dettaglio, aprendoci all’elettronica e a qualche sperimentazione.

Mi piacerebbe molto ascoltare la versione strumentale.
Ci stiamo lavorando. Penso che la pubblicheremo perché è molto interessante anche dal nostro punto di vista.

Quando tornerete in Italia?
Ci auguriamo il prima possibile. Ci siamo stati circa due anni e mezzo fa assieme ai Ne Obliviscaris e l’accoglienza è stata grandiosa. Al momento stiamo lavorando ad un grande evento di presentazione dell’album che ci sarà a Novembre a Tel Aviv. L’anno prossimo dovrebbe esserci un tour importante e vogliamo inserirci anche l’Italia.

Altre band israeliane interessanti in questo periodo?
Kids Insane e Eternal Struggle su tutte.

Com’è cambiata Tel Aviv negli ultimi anni?
Non penso che la città abbia cambiato molto in termini culturali. È sempre stata una città molto attiva, poi ci sono un sacco di costruzioni nuove. Stanno costruendo molti treni veloci. Alcune strade strade che avevano tanti bar sono molto tranquille ora, in altri luoghi, altre zone si sono aperte per riempire questo vuoto, ma penso che la città sia sempre stata fantastica e si stia evolvendo in modo di diventare più moderna e innovativa dal punto di vista del trasporto pubblico.

(parole di Ran Yerushalmi e Avihai Levy) 

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