Pain To Power
Maruja
Music For Nations
Pubblicato il 02/12/2025 da Lorenzo Becciani
Songs
Bloodsport
Look Down On Us
Saoirse
Born To Die
Break The Tension
Trenches
Zaytoun
Reconcile

Il motivo principale per cui è nato Suffissocore è quello di fare scoprire nuove band a tutte le persone che mi leggono fin dalla prima metà degli anni novanta, potendo magari proporre ascolti più variegati o comunque diversificati rispetto a quelli che promuovo sulle riviste specializzate su cui scrivo. Quando mi imbatto in dischi come ‘Pain To Power’ e io stesso mi sorprendo, in un periodo storico terribile per le nuove uscite e per chi è ancora legato ai vecchi formati, provo grande soddisfazione. Gli inglesi passano dai Rage Against The Machine ai Mogwai, dal jazz al punk, senza colpo ferire e la loro attitudine non sembra quella delle tante band di oggi che si aggrappano ai social per cercare di ottenere visibilità. Sembra quella delle band degli anni novanta, che potevano vantare un massiccio background di ascolti e sperimentavano in sala prove fino a sviluppare un suono totalmente unico e letale. I Maruja sono cresciuti con una serie di EP e sessioni in studio che hanno aumentato la consapevolezza nei propri mezzi. Poi è arrivato Joe, col suo sassofono, e ha reso l’improvvisazione una componente basilare in fase di songwriting. Il loro messaggio è fortemente politico e in ogni traccia convivono più anime, basi stranianti, armonie jazz, stacchi aggressivi, speech e ritmiche potenti. Tra sferzate punk e noise, trovano posto anche passaggi rap e testi letali, col drumming incalzante di Jacob Hayes che sfida a più riprese sax e chitarre. Il resto lo fa un cantato straordinario e in generale l’attitudine di Harry Wilkinson, a metà tra Zack De La Rocha e Jason Williamson degli Sleaford Mods. L’uscita dell’EP ‘Tír Na Nóg’ aveva anticipato una svolta in atto, ma dietro a pezzi come ‘Born To Die’, ‘Break The Tension’ o ‘Trenches’ (molto Korn!!!) c’è molto di più. Siamo al cospetto di una band in grado di annichilire la concorrenza dal punto di vista tecnico e che probabilmente potrebbe spingere l’hype con un paio di singoli d’effetto, ma che preferisce stimolare l’ascoltatore e portare avanti una ricerca sonora fuori dall’ordinario. Samuel W. Jones (Tritonic, Robin Richards) ha messo in grande evidenza il basso di Matt Buonaccorsi in fase di mixaggio e ‘Zaytoun’ cita Pink Floyd e Godspeed You! Black Emperor prima del finale consolatorio di ‘Reconcile’. L’urgenza è quella che si sognano le giovani band dei giorni nostri. In Italia a provare esperimenti di questo tipo abbiamo gli Studio Murena, maledettamente lascivi e commerciali, e gli Esseforte, più noise e industriali. Qui però siamo di fronte a qualcosa di diverso. Più prossimo al post-rock e al post-hardcore. Più slegato dai qualsiasi definizione. Unico e inimitabile e per questo da supportare con grande tenacia. Ci lamentiamo che non esce più nulla di interessante. La scarica di pallottole di ‘Bloodsport’ o gli archi di ‘Look Down On Us’ e ‘Saoirse’, a cura di Alan Keary, vi faranno cambiare idea. 

Songs
Bloodsport
Look Down On Us
Saoirse
Born To Die
Break The Tension
Trenches
Zaytoun
Reconcile
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