
Gli album dei Julie’s Haircut sono sempre stati poesia pura. Non mancava niente e se mi avessero chiesto se fosse stato il caso di aggiungere qualcosa la risposta sarebbe stata negativa. Quando però ho sentito la profonda voce di Anna Bassy sulle “sinfonie” cosmiche di Nicola Caleffi e Luca Giovanardi ho provato sorpresa e soddisfazione. Non se era quello che mancava per spingere la musica del gruppo emiliano su un altro livello, ma di sicuro ‘Radiance Opposition’ spicca nella loro discografia. Per certi versi siamo al cospetto dell’ibrido ideale tra il trip hop di fine anni novanta e il rock psichedelico di vent’anni prima, con invettive più melodiche e commerciali, il magnifico singolo ‘To The Sacred Mantle’ (andatevela ad ascoltare sulla playlist Spotify di Suffissocore!), e le opere dell’artista contemporanea Zoë Croggon, che donano una trasposizione visuale di quello che accade durante il disco, tra passaggi ipnotici e altri addirittura più cupi o semplicemente rock. Quello che colpisce è come le tracce riescano a distinguersi l’una dall’altra senza che la coesione e l’organicità del materiale ne vengano inficiate. Alcune pulsazioni sono così forti che verrebbe subito da chiedersi se uscirà un remix album, ma per il momento ci godiamo queste otto composizioni che rispettano il passato e propongono allo stesso tempo un’alternativa per il futuro. Le luci sbiadite di ‘I Can See The Light’ si ritrovano nella suadente ‘Wounds’ e nella conclusiva ‘6 AM Carpet Candlelight’ mentre ‘Spring Moon’ è l’evoluzione sistematica e inesorabile di ‘Ashram Equinox’. Un decimo full lenght spettacolare, che non vediamo l’ora di ascoltare dal vivo e che vanta di diritto un posto nella top ten dei dischi italiani più belli dell’anno. In attesa del remix album…


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