Invocation And Ritual Dance Of My Demon Twin
Julie's Haircut
Rocket Recordings
Pubblicato il 09/03/2017 da Lorenzo Becciani
Songs
Zukunft
The Fire Sermon
Orpheus Rising
Deluge
Salting Traces
Cycles
Gathering Light
Koan
Songs
Zukunft
The Fire Sermon
Orpheus Rising
Deluge
Salting Traces
Cycles
Gathering Light
Koan

Un titolo meraviglioso per un album superbo che conferma ancora una volta quanto gli autori di ‘Our Secret Ceremony’ e ‘Ashram Equinox’ siano un’entità assolutamente a sé stante nel panorama rock italiano oltre che degna concorrente di tutto ciò di interessante proviene dall’estero. Soprattutto dalla scena anglosassone oserei dire ascoltando le prime note di questo nuovo lavoro in studio, il settimo in carriera, che propone diverse forme di psichedelia e acidità in musica associandole a visioni oniriche di spessore. Il passaggio alla Rocket Recordings di Goat e Hills rappresenta un ulteriore segnale di una consacrazione internazionale che motiva in maniera ancora più forte i retaggi di Can, Amon Düül II e Morphine. La tribalità di certe atmosfere, il sax di Laura Agnusdei e la sporcizia di certi riff sono le variabili sconnesse e imprevedibili che seguono lo scorrere di un incedere strumentale ritualistico e magico. Sono trascorsi quasi vent’anni da ‘Fever In The Funk House’, prodotto dalla Gamma Pop e pieno di influenze garage, eppure gli emiliani non sono mai scesi a compromessi e hanno proseguito per la loro strada, irta di difficoltà e normali incomprensioni, stordendo il proprio pubblico con progressioni lisergiche e floydiane. Della formazione originale sono rimasti i chitarristi Nicola Caleffi e Luca Giovanardi anche se il tastierista Andrea Rovacchi e il bassista Andrea Scarfone, entrati più o meno ai tempi del luciferino ‘After Dark My Sweet’, sono ormai delle certezze nel suono del gruppo. Quello che accade tra la portentosa jam blues ‘Zukunft’ - gli Uncle Acid & The Deadbeats, si metteranno le mani nei capelli perché è il pezzo che vogliono scrivere da sempre - e ‘Koan’, tripudio di colori in omaggio ai Velvet Underground ed alla Factory di Andy Warhol, è un’orgia di mantra ipnotici, ritmiche suadenti, respiri affannati e sogni che sembrano non terminare mai. ‘The Fire Sermon’ e ‘Salting Traces’ emergono come due indiscusse gemme della scaletta ma non fatevi tradire dalla loro bellezza perché ogni singolo episodio assume un’importanza decisiva nella narrazione globale. E lo sguardo di quelle ballerine anni trenta in copertina, decadente e quasi disperato, grazie alle canzoni si traduce in poesia allo stato puro. Il taglio di capelli di Julie non è certo alla moda ma è riuscito anche stavolta a catturare la nostra attenzione.

 

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