
Il sound più recente della chitarra di George Lynch lo riconosci immediatamente: è pastoso, intriso di blues, e in questo modo dà origine ad un hard rock dai connotati chiari e dalle venature alla Badlands. Sono questi gli ingredienti, oramai abbastanza netti, dei Lynch Mob, ma anche dei KXM (altro progetto di Lynch), che con “Dancing With The Devil” sono arrivati alla fine della loro corsa, come preannunciato più volte dal leader maximo della band. Questo platter si muove sulla falsariga del precedente “Babylon” e offre un pugno di canzoni interessanti a partire dall’accoppiata iniziale, formata dalla titletrack, che ha un ritornello niente male, e dalla successiva “Pictures Of The Dead”, nella quale si possono ammirare le doti canore del bravo Gabriel Colon. Le atmosfere si fanno cadenzate con “Love Denial”, mentre in “Follow Me Down” ci troviamo dinnanzi ad una canzone dai connotati anni ottanta. Di certo non c’è nulla che rimandi ai Dokken e a quel materiale lì che ancora oggi gli appassionati ascoltano senza soluzione di continuità. Del resto, la scelta di Lynch, sotto questo profilo, si è rivelata chiara e, allo stesso tempo, coerente con le sue voglie di andare oltre lo steccato con il quale si è fatto conoscere dal grande pubblico. Di sicuro, le cose migliori il gruppo le tira fuori quando pesta sull’acceleratore. “Machine Bone” si dipana su uno di quei riff avvincenti per cui il buon George si è fatto largo nel panorama class metal. Ci sono anche momenti più cupi che si identificano nella nera “Sea Stones” che fa da apripista alle conclusive “The Stranger” e “Somewhere” (quest’ultima presente solo per il mercato europeo) che viaggiano su connotati più tranquilli rispetto al resto della produzione di “Dancing With The Devil” e che mettono la parola fine all’avventura molto seminale dei Lynch Mob.

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