
Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, intervistare e vedere dal vivo Ásgeir Trausti in molteplici occasioni, non solo nella sua terra madre, e la sua carriera, costellata di successi, ha riservato numerosi cambi di scena e sorprese. A dispetto del successo commerciale, l’artista originario di Laugarbakki non ha mai pubblicato due volte lo stesso disco e ha sempre coltivato l’idea che l’arte debba essere qualcosa di onesto, sperimentale e ricercato. Lo conferma con ‘Julia’, un concept sul valore del tempo e su una voce interiore capace di guidarci nei momenti più difficili, che lo vede tornare ad una dimensione più organica e seducente. Rispetto a ‘Time On My Hands’, che abbiamo apprezzato anche nella sua versione lo-fi e acustica, la produzione è cambiata. Meno stratificata ed elettronica e più legata a ‘In The Silence’, il secondo full lenght che ha segnato la consacrazione internazionale. I suoni sono stati sintetizzati assieme al fidato collaboratore Guðm "Kiddi" Kristinn Jónsson, che ricordiamo a servizio pure dell’astro nascente del folk islandese Arny Margret. Per la prima volta Ásgeir ha scritto i suoi testi da solo e questo lo ha spinto a superare i propri limiti. Il risultato è un’opera profondamente contemplativa ed intrisa di nostalgia, che vede Ásgeir meditare sui suoi rimpianti passati e sulle sue speranze per il futuro, guidato dallo spettro del personaggio principale. Una figura femminile astratta, vulnerabile e cupa. Il crescendo di ‘Against The Current’, con un arrangiamento di ottoni a cura di Samuel Jón Samúelsson, sarebbe sufficiente a consigliare l’acquisto, ma ‘Julia’ è molto di più. É forse il disco più completo e trascinante mai pubblicato in tutti questi anni da Ásgeir. Nathaniel Smith - violoncellista di Nashville che ricordo per l’EP ‘Brotet’ - ha aggiunto un sottofondo atmosferico in diverse tracce e la speranza è che possa seguirlo in tour. ‘Smoke’, registrata da vivo con una band di quattro elementi e successivamente arricchita con l’organo a pompa, e ‘Ferris Wheel’ sono le canzoni più live-oriented. ‘Universe Beyond’ è un capolavoro assoluto, un’immersione nell’oscurità, tra liricismo alto, falsetto, armonie folk-pop e anche un pizzico di cantautorato alla James Vincent McMorrow o Tom Waits. Un’altra gemma preziosa è stata posta in chiusura. ‘Into The Sun’ è un finale pieno di speranza e di liberazione, permeato da un senso di accettazione che dimostra come l’artista non si sia limitato a guardare indietro. Non ho mai incontrato Julia, eppure mi sembra di conoscerla da tutta la vita.


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