
Un’immersione potente negli anni ‘80 ed uno dei dischi post-punk più avvincenti degli ultimi anni. Stranamente non proviene dal Regno Unito, ma dalla Svizzera ed a realizzarlo sono stati gli autori di ‘That Never Happened’, un EP che aveva già mostrato il loro talento grezzo. Adesso la produzione si è rafforzata, gli arrangiamenti sono uno più curato dell’altro e il cantato di Raphaël Bressler domina la scena, tra synth profondi come lame nella carne e chitarre che squarciano l’atmosfera all’improvviso. Avvolto in un'estetica gotica, ‘Knots & Chains’ è un'esplorazione new wave/synth-pop del controllo in tutte le sue forme. Il controllo esercitato dagli altri, coltivato dentro di noi e imposto dai luoghi in cui viviamo, il controllo che si può esercitare in ambito sadomaso. Il contrasto tra bianco e nero è mantenuto costante e non c’è un solo pezzo in scaletta che non lasci una larga ferita nell’animo di chi si pone all’ascolto. I Lone Assembly sono sicuramente dei nostalgici, citano Editors e Interpol nella loro interpretazione demoniaca di tutto ciò che ha reso celebri e decadenti gli anni ‘80, ma allo stesso modo propongono un approccio fresco e lancinante ala materia. I minuti scorrono senza imbattersi in melodie forzate o tributi scontati e l’urgenza è quella di quando la scena industriale e dark in genere iniziò a confrontarsi con le classifiche e lo studio sociale da parte delle riviste specializzate e dei media. In attesa di vederli dal vivo da queste parti, ‘Knots & Chains’ si impone come una delle migliori release di sempre di Irascible Records, etichetta che può vantare in catalogo altre artisti di valore quali Personne, Aino Salto e Batbait, ed attraverso episodi letali come ‘The Pain Keeper’ o ‘My Life’s Solid’ arriva a fare male dentro. Fare male davvero.

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