
Ricordo bene gli inizi del gruppo veneto perché tre anni vinse meritatamente il Rock Contest di Controradio, che seguo con interesse da sempre. Avevo di conseguenza ascoltato il debutto ‘ Popa's Nightmare’ ritenendolo ugualmente interessante ma non comunque del tutto rappresentativo della miriade di potenzialità di questa realtà così originale e distintiva del nostro panorama indie. Adesso che ‘Universal Miracolous Growth’, tra l’altro pubblicato in un’edizione vinilica meravigliosa che deve a tutti i costi far parte della vostra collezione, gira nel mio stereo da diverse settimane, i Duck Baleno sono riusciti finalmente a farmi entrare nel loro mondo. Un universo magico, allo stesso tempo oscuro e onirico, fatto di lampi, colori, rami e rampicanti che si arrampicano sulle rovine di un mondo remoto e desolato. L'ambiente si riappropria dello spazio grazie alla sua inesorabile crescita rigogliosa. Questa la descrizione del disco che si legge nella press sheet e devo ammettere che è piuttosto aderente ad una manciata di canzoni che segnano progressi sotto tutti i punti di vista. Prima di tutto la produzione, assolutamente internazionale e coinvolgente. Poi il songwriting che, grazie a Dio qualcuno che non vuole conformarsi, si appoggia a nessuna tendenza oppure a schemi predefiniti di qualsiasi tipo. Al contrario, scorrendo la tracklist, si percepisce un senso di libertà che i musicisti di oggi hanno perso. La psichedelia è sempre presente, a qualcuno ricorderà quella degli Ananda Mida ad altri farà pensare a MGMT o Tame Impala, ma la verità è che i Duck Baleno hanno un sound tutto loro. ‘Diva’ e ‘An Almost Sad Ending’ introducono un viaggio cinematico e immersivo, l’elettronica è vista come un pennello per colore a livello tri o quadri-dimensionale e le collaborazioni con Anna Bassy e Pew Pew Alice impreziosiscono il lavoro. I ragazzi hanno esplorato nuovi territori sonori e lo hanno fatto nella direzione di una tensione vitale, fisica e rigenerativa che si presta ad ascolti ripetuti, al fine di cogliere tutte le molteplici sfumature dell’opera. In attesa di vedere trasportare tracce pazzesche quali ‘T-T-TEMPLE’, ‘HORSE IN THE MARMALADE’ e ‘ON FIRE’, la crescita del progetto è voluminosa e l’intensità che traspare tra un synth e l’altro, tra una divagazione nel pop e una ritmica più nervosa e atipica, è disarmante.


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