Towering Iron
Krøyer
Self Released
Pubblicato il 28/03/2026 da Lorenzo Becciani
Songs
1. COVER ITS MOUTH
2. GAS STATION
3. FUCKING HARVEST
4. ORDINARY GIRL
5. MEIN BRUDER
6. MIKROPLASTIK
7. DOOM PLASMA
8. GLASS STORM
9. HYDRO
10. GRID
Songs
1. COVER ITS MOUTH
2. GAS STATION
3. FUCKING HARVEST
4. ORDINARY GIRL
5. MEIN BRUDER
6. MIKROPLASTIK
7. DOOM PLASMA
8. GLASS STORM
9. HYDRO
10. GRID

Mi sono imbattuto per caso nel primo video solista di Ditte Krøyer, che avevo già apprezzato alla guida dei Vulvatorious, ammirati dal vivo, altrettanto casualmente, in uno dei tanti viaggi in Danimarca. All’epoca ero rimasto impressionato dalle capacità performative della cantante, non a caso attiva nell’ambito dell’arte contemporanea. Il suo lavoro si sviluppato attorno a scultura, collage e musica. I temi del suo lavoro traggono ispirazione principalmente dal punk, dalla giustizia climatica e dal femminismo. Attraverso il proprio corpo, la voce e il suo background personale - ha conseguito un Master of Fine Arts presso la School of Visual Arts di New York City e una laurea con lode in Belle Arti presso il dipartimento di Scultura e Arte Ambientale della Glasgow School of Art, in Scozia - l’artista esprime il dolore esistenziale, la vergogna e la mortalità. In questo debutto, prodotto da Sandra Vitayarat (Mendoza, Vita Dosa), non c’è traccia di autocelebrazione o o conformismo. Il black metal si fonde con la materia industriale e ogni singolo verso nasce dal profondo. In tempi in cui la musica non trasmette più niente, suona plastificata e tutta uguale, ‘Towering Iron’ ci regala un’esperienza sovrannaturale. É musica estrema, dark, elettronica, volgare e violenta, spirituale e meravigliosa. Ascoltare un album del genere è come trovarsi all’improvviso coinvolti in uno spettacolo performativo in cui la propria vita è messa a rischio, come essere trascinati in un dungeon BDSM e non sapere più il significato della propria essenze. I beat percuotono come una frusta, le grida sataniche serpeggiano tra dieci tracce che affrontano senza tregua narrazioni personali e desiderio di esibirsi senza compromessi, aprendo uno spazio in cui vengono elaborate le esperienze, le emozioni e le storie che compongono un’intera vita, in un luogo a metà strada tra realtà, sogno e universo parallelo. Una gigantesca struttura in ferro nella quale rifugiarsi, esprimere dissenso, distaccarsi dall’ostile processo di assimilazione e assuefazione portato avanti da asset mediatici e governi. ‘Mein Bruder’ e ‘Fucking Harvest’ sono più truci di migliaia di composizioni black che seguono le rigide regole dettate dalla scuola norvegese, ‘Gas Station’ (promossa col pazzesco video di Cille Hannibal) è arte ribelle allo stato puro. Il corpo di Ditte, sensuale e lussurioso, non spaventa ma attrae. La tensione cresce di minuto in minuto e la sensazione è che il progetto abbia ancora dei margini di crescita notevoli. Con un’urgenza del genere però, già così si piazza ai vertici delle uscite alternative di quest’anno.

 

| Related

Le immagini presenti su questo sito, incluse copertine di album e fotografie degli artisti/band, sono utilizzate esclusivamente a fini informativi, didattici e/o di recensione, nel rispetto delle eccezioni previste dalla normativa sul diritto d’autore (art. 70 L. 633/1941 e s.m.i.). Tutti i diritti restano di proprietà dei rispettivi titolari (autori/fotografi, etichette, editori, agenzie). Le fotografie di persone possono essere soggette a ulteriori diritti di immagine e di personalità. Le immagini sono mostrate in risoluzione ridotta, con attribuzione quando disponibile, e non sono destinate a uso commerciale né a sfruttamento pubblicitario. L’uso delle immagini non implica approvazione o affiliazione da parte degli artisti, delle etichette o dei titolari dei diritti. Se ritieni che un contenuto violi diritti di terzi, contattaci: provvederemo alla verifica e, se del caso, alla rimozione tempestiva.