
Il grande finale. Non solo la conclusione di una trilogia, ma la riprova che ancora una volta i tedeschi sono riusciti a portare avanti un progetto ambizioso mostrando una crescita continua sia a livello qualitativo che nel consolidamento della strategia comunicativa e della connessione col proprio pubblico. L’esperienza ad Eurovision Song Contest ha concesso a Chris Harms una libertà operativa invidiabile e questo ha reso ‘Opvs Noir’ qualcosa di realmente unico e speciale, nella miriade di uscite discografiche nella cosiddetta scena alternativa. Il percorso in tre atti chiamato ad esplorare il lato oscuro del genere umano si completa con un approccio compositivo estremamente sperimentale e spiazzante, registrato da una formazione a sei elementi con numerose collaborazioni che rendono l’ascolto dinamico. Non ci sono tracce sacrificate sull’altare della quantità e già questo è un punto a favore di una band che si è mostrata quanto mai attiva negli ultimi dieci anni. Chitarre heavy, beat elettronici pulsanti, una batteria organica che contrasta con stratificazioni di sintetizzatori e orchestrazioni potenti. La componente cinematografica è significativa e sono le note di un violencello ad aprire ‘Kill The Lights’, il pezzo scelto per introdurre l’ascoltatore in questa provocatoria scaletta. I Saltatio Mortis impreziosiscono ‘I’m a Diamond’ e la teatralità del loro medieval rock si fonde con le atmosfere dark che tanto piacciono ai Lord Of The Lost. Wednesday 13 trasmette personalità a ‘I Hate People’ ma sono ‘My Funeral’ e ‘The Shadows Within’ a marcare gli apici dell’album. ‘Square One’ e ‘The Days Of Our Lives’ si spiegano invece con la necessità di rallentare e stringere un rapporto più intimi con i fan.


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