A Short History Of Decay
Nothing
Run For Cover
Pubblicato il 27/05/2026 da Lorenzo Becciani
Songs
1. never come never morning
2. cannibal world
3. a short history of decay
4. the rain don’t care
5. purple strings
6. toothless coal
7. ballet of the traitor
8. nerve scales
9. essential tremors

Sei anni dopo ‘The Great Dismal’, la band shoegaze di Domenic Palermo si riaffaccia sul mercato con una sezione ritmica tutta nuova, formata dal bassista Bobb Bruno (Best Coast) e dal drummer Zachary Jones (Manslaughter 777), e con Cam Smith come secondo chitarrista. Questo nuovo album è stato pensato come se fosse l’ultimo. Magari non sarà così, ma buona parte della scaletta sa tanto di chiusura di un percorso o di capitolo finale. Dall’uscita di ‘Guilty Of Everything’ alla collaborazione con i Full Of Hell, Palermo continua a muoversi nel limbo tra Slowdive e My Bloody Valentine, tra pezzi nostalgici ad altri che divagano a volte nell’industrial o nel noise rock (‘toothless coal’). ‘A Short History Of Decay’ è stato prodotto dal leader assieme a Nick Bassett, il controverso chitarrista dei Whirr che aveva militato in passato come bassista pure nei Nothing, ‘cannibal world’ e ‘the rain don't care’ sono gli apici di un ascolto che scava dentro e non lo fa solamente con pezzi di stampo classico, ma anche con esperimenti come ‘purple strings’, con l’arpa di Mary Lattimore a trasformare la traccia in qualcosa di etereo e orchestrale. ‘A Short History Of Decay’ non è un disco che si consuma facilmente, e forse non è nemmeno un disco che si ama nel senso convenzionale del termine. È qualcosa che si sopporta; assomiglia meno a un album e più a un referto, una cartella clinica del malessere contemporaneo redatta con chitarre scordatissime e una cura artigianale quasi paradossale. Eppure, è proprio in questo paradosso che risiede il valore del disco. Perché il decadimento, come ci insegna anche la biologia, non è la fine — è trasformazione. Lo shoegaze dei Nothing non è mai stato nichilismo puro; è sempre stato nichilismo con un senso estetico troppo sviluppato per arrendersi davvero. Si fa del proprio dolore una cosa bella, e quella bellezza è già una forma di resistenza. Così si spiega un risultato finale imperfetto e pieno di fascino. 


 

Songs
1. never come never morning
2. cannibal world
3. a short history of decay
4. the rain don’t care
5. purple strings
6. toothless coal
7. ballet of the traitor
8. nerve scales
9. essential tremors
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