
Uno degli ospiti più attesi della imminente edizione di Northside Festival (Idles, Viagra Boys, Skepta..), come tutti gli anni nel magnifico parco di Eskenlund a Aarhus, è sicuramente il misterioso artista alt-country originario del Nevada ma cresciuto nelle strade di Los Angeles. Il suo volto è nascosto dietro una cortina di frange rosse ma la sua musica è aperta a più generi e soprattutto a fasce di pubblico molto varie. Questo perché è evidente la sua estrazione country, ma allo stesso tempo anche la sua propensione verso un alternative rock che non si è fermato agli novanta. La prima volta che ho ascoltato ‘Tahoe’, curiosamente, mi è venuto in mente un film di Bruce LaBruce. Un film che definire spinto è poco, girato dal regista-fotografo e attivista gay che ha legato la sua fama al capolavoro Otto; or up with dead people. Quel film si intitola L.A. Zombie e descrive a meraviglia, con la sua storia assurda, il disagio di una Los Angeles che non è solo Hollywood, celebrità e vip. La stessa cosa si percepisce con le chitarre taglienti, le atmosfere cupe e l’immaginario western acido che richiama alla mente più Westworld che il film di Sergio Leone o Quentin Tarantino. Sedici tracce, per circa cinquanta minuti di ascolto, che sanciscono una crescita compositiva significativa. Un’onestà implacabile accompagna la narrazione di battaglie contro dipendenze e salute mentale e pezzi come ‘The Good The Bad & The Ugly’, ‘Divine Intervention’ e ‘Bury Me In Vegas’ richiamano alla mente Orville Peck tanto quanto una sensibilità melodica che appartiene al rock anni ottanta e che in tempi recenti si è un po’ perduta. ‘Tahoe’ è un viaggio attraverso l’oscurità e la disperazione, alla ricerca di una connessione immediata con chi si avvicina all’artista e desidera approfondire qualcosa di diverso dal solito. Molto del successo del lavoro dipenderà da ‘Last Call’, un singolo tendenzialmente pop che sembra scritto appositamente per lasciare il segno nelle playlist di settore e che è stato promosso con un bellissimo videoclip diretto da Taylor Fauntleroy (Eminem, John Legend).

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