Steel Burner
Gus G.
Metal Department Records
Pubblicato il 15/06/2026 da Francesco Brunale
Songs
01. Steel Burner
02. Nothing Can Break Me
03. Dancing With Death
04. Advent
05. What If
06. Frenemy
07. No One Has To Know
08. Confession
09. My Premonition
10. Closure

Per molti la carriera di Gus G si può racchiudere nei suoi anni (2009-2017) trascorsi alla corte di Ozzy Osbourne. Con il padre dell’heavy metal incise il controverso “Scream” per poi ridedicarsi ai suoi Firewind e a una carriera solista che, nel corso del tempo, si è sempre mantenuta di nicchia. “Steel Burner”, lavoro a sua firma, è un album a due facce. Ci sono canzoni strumentali che non tolgono e non aggiungono nulla di nuovo rispetto a quanto già si conoscesse in merito alla perizia tecnica del chitarrista greco e brani con diversi ospiti dietro al microfono che rappresentano, vuoi o non vuoi, il piatto forte dell’opera. La presenza di Doro nella granitica “Nothing Can Break Me” è garanzia di restaurazione e solidità. Da un riff più solido di una lastra di marmo, si dipana una traccia in cui la cantante tedesca ci mette la necessaria grinta di cui è ancora in possesso e che l’ha resa famosa in tutto il mondo. Discorso diverso per la successiva “Dancing With Death” che vede Matt Barlow degli Iced Earth in grande spolvero. Dopo un intro che richiama sin troppo da vicino l’arpeggio di “Killer Of Giants” presente in “The Ultimate Sin” di Ozzy Osbourne, la canzone assume toni molto aggressivi che sprofondano nell’epicità grazie al cantato del sig. Barlow, oggi agente di polizia a Georgetown. In sostanza si mescolano melodia e rabbia nel canovaccio di un pezzo che si rivela il valore aggiunto di “Steel Burner”. Se “No One Has To Know”, con Dino Jelusick, non brilla per particolare ispirazione, il discorso cambia quando entra in scena il sig. Ronnie Romero, il cui curriculum vitae non ha bisogno di presentazioni. In “Frenemy” si naviga in puro territorio hard rock, grazie ad un altro riff al fulmicotone suonato da Gus G. Con “My Premonition”, invece, c’è un vero e proprio omaggio ai Whitesnake e a David Coverdale. Probabilmente se questa canzone la si fosse trovata in un lavoro del “serpente bianco” nessuno avrebbe battuto ciglia. Invece, come per incanto, è presente qui e Romero la interpreta in un modo sensazionale che, probabilmente, troverebbe d’accordo anche il sig. Coverdale. Alla fine, pur essendo un disco dal doppio risvolto, “Steel Burner” non farà altro che dare felicità ai fan del buon Gus G.

Songs
01. Steel Burner
02. Nothing Can Break Me
03. Dancing With Death
04. Advent
05. What If
06. Frenemy
07. No One Has To Know
08. Confession
09. My Premonition
10. Closure
Gus G.
From

Discography
2001 - Guitar Master
2014 - I Am The Fire
2015 - Brand New Revolution
2018 - Fearless
2021 - Quantum Leap
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