
Di ritorno dal Tons Of Rock di Oslo, dove ho capito ancora più approfonditamente cosa ha significato l’Inner Circle per la comunità metal scandinava, vi parlo del nuovo lavoro dell’ex-Emperor – proprio al Tons Of Rock ho visto il figlio di Ihsahn dimostrare di possedere tanto talento - che ormai ha saputo fare proprio uno stile nato dalla contaminazione tra elettronica e black metal. ‘Ghosts Of Europa’ non è necessariamente il suo migliore lavoro, non mi piace fare classifiche lo sapete, ma sicuramente è tra i migliori. La libertà creativa che si percepisce scorrendo la scaletta è notevole e la produzione al passo con i tempi e aggiornata rispetto ad alcuni dei lavori in studio che hanno ottenuto consensi un po’ ovunque. Nel corso del suo lungo e tortuoso processo artistico, concetti quali il genere, le regole o la sperimentazione sonora sono andati dissolvendosi, mentre il suo principio guida è diventato semplicemente quello di comporre musica che riflettesse ogni idea immaginabile che gli passava per la mente, senza accettare alcun limite. Le idee di Stephan Groth degli Apoptygma Berzerk sono servite da spunto e il mixaggio a cura di Sean Beavan (Nine Inch Nails, Depeche Mode) senza dubbio caratterizza l’ascolto. Nel complesso ‘Ghosts of Europa’ è la testimonianza sonora di un musicista esperto e maturo, che ha creato ciò che ama di più e sa fare meglio, dando vita a paesaggi sonori cupi, visioni sonore cinematografiche e una miriade di emozioni. ‘The Faith That Fades Away’ e ‘Violent Silence’ “illuminano” la prima parte di scaletta ma personalmente trovo che ‘Tundra, Heart of Hell’ sia l’apice assoluto di un disco, immesso sul mercato con l’artwork pregevole di Nihil, dove Håvard Ellefsen ha suonato tutto. Nella lista crediti troviamo pero’ tanti musicisti illustri tra i quali Chris Amott degli Arch Enemy (suo l’assolo di chitarra di ‘Tribes Of Dystopia’), Emil Nikolaisen dei Serena Maneesh, Matthew Setzer (London After Midnight, Skinny Puppy) e Sarah Jezebel Deva (Cradle Of Filth).


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