
A due anni di distanza da ‘People Watching’, il gruppo di Pittsburgh compie un passo oltre il metalcore. ‘From A Distance’ è infatti un album che dimostra come la crescita non debba coincidere con il semplice perfezionamento di una formula, ma anche con la necessità di cambiarla continuamente. I breakdown, le chitarre abrasive, le esplosioni mathcore e il growl di Jack Murray sono ancora fondamentali, ma attorno a questi elementi i 156/Silence costruiscono un paesaggio sonoro sempre più ampio. Synth, elettronica, passaggi industriali, aperture melodiche e chitarre dal sapore post-hardcore e alternative metal introducono una componente cinematica che rende l'album più vicino a una colonna sonora da incubo che a un tradizionale esercizio di genere. L'inquietudine di ‘Control Burns’, che inaugura l’album con atmosfere sospese prima di precipitare nella violenza, è già una dichiarazione d'intenti. La scaletta è inquieta, coraggiosa e variegata. La violenza non viene messa da parte ma convive con melodia, fragilità e silenzio. In ‘No Arms, Order & Entropy’ e soprattutto ‘An Early Exit’, le aperture melodiche diventano parte integrante della scrittura, mentre ‘Collateral’, con la partecipazione di Tony Castrati dei Crippling Alcoholism, introduce suggestioni darkwave e industriali decisamente lontane dagli standard del metalcore contemporaneo. I momenti più epici sono ‘Cannon Fodder’, con Mike Hranica dei The Devil Wears Prada, e la title track, impreziosita dalla voce di Alex Reade dei Make Them Suffer e la cui componente elettronica-cinematica è stata esaltata dal video di Chris Klumpp. Mike Ernst ha sostituito Lucas Booker e la chimica sembra già ritrovata.


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