
La storia dei Saliva è quella tipica di una band che è andata vicino al successo quando il nu metal dominava le classifiche del pianeta e che è, poi, rimasta nel limbo, sebbene trainata da uno zoccolo duro di fan (soprattutto americani). La verità, in realtà, è che questa entità, agli occhi dell’opinione pubblica, è andata man mano scomparendo con il passare degli anni. Di sicuro due eventi ne hanno caratterizzato l’esistenza. In primis l’abbandono dell’ottimo cantante Josey Scott (autore, tra gli altri, di una canzone di successo, “Hero”, cantata insieme a Chad Kroeger dei Nickelback). In secondo luogo si è materializzata qualche anno fa la morte del chitarrista Wayne Swinny, stroncato da un’improvvisa emorragia celebrale, che ha praticamente messo in forse l’esistenza di questo combo. In realtà gli americani, nonostante il dolore, non si sono persi d’animo e hanno realizzato un altro lavoro (“Breaking Through”) che è un puro concentrato new metal, in perfetto stile Linkin Park, che, purtroppo, non brilla per originalità e, soprattutto, per ispirazione. Ci troviamo dinnanzi ad un pugno di brani che ricordano da vicino quelli scritti dalla formazione di Chester Bennington con l’aggravante di essere insipidi e totalmente anonimi. Ci sono, qua e là, ballate tipicamente radio oriented, come la titletrack, o “Last Goodbye”, ma il risultato, anche sotto questo punto di vista, non cambia minimamente. Ed a nulla serve la composizione migliore, messa in fondo al platter e che risponde al nome di “Longshot” scritta e cantata insieme a Johnny Van Zant dei Lynyrd Skynyrd, per risollevare le sorti di un disco che è malmesso nel suo insieme. Probabilmente al loro zoccolo duro di fan tutto questo non interesserà, ma ad essere sinceri di dischi così ne abbiamo ascoltati a bizzeffe nel corso della nostra esistenza.

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