
Ho avuto la possibilità di rivedere dal vivo gli Anthrax al Tons Of Rock di Oslo, due mesi fa circa, e li ho trovati in splendida forma, a partire da Joey Belladonna che non sempre in passato aveva soddisfatto i propri fan. Si vedeva che si divertono ancora sul palco e l’affiatamento tra Frank Bello e Scott Ian è qualcosa di incredibile. La stessa sintonia si percepisce in ‘Cursum Perficio’, che non dovrebbe essere l’ultimo capitolo della loro discografia a dispetto del titolo, un album che non presenta difetti evidenti e che può vantare una freschezza ed una potenza davvero invidiabili. Dal punto di vista del songwriting, gli Anthrax non hanno cambiato molto la formula di ‘For All Kings’ e, in fondo, non ce n’era alcun bisogno: quando una band ha raggiunto un equilibrio tanto convincente tra aggressività, melodia, groove e immediatezza, la tentazione di complicare le cose rischia soltanto di essere controproducente. Il dodicesimo album in studio arriva quindi con il compito non semplice di confermare una maturità conquistata senza rinunciare all’attitudine degli esordi. E la missione può dirsi ampiamente compiuta. Registrato a partire dal 2022 al celebre Studio 606 di Dave Grohl e co-prodotto da Jay Ruston, ‘Cursum Perficio’ suona imponente, compatto e soprattutto vivo. Il passato è presente, ma non si ha mai la percezione di un approccio nostalgico. Gli Anthrax pescano dalla propria storia, la rileggono con rispetto e la trasformano in qualcosa che appartiene pienamente al presente. Il primo gran pezzo in scaletta è ‘It’s For The Kids’, quattro minuti di thrash vecchia scuola in cui riff affilati, batteria esplosiva e un ritornello enorme convivono con una produzione moderna. È il classico pezzo degli Anthrax, quello che sembra essere nato per essere urlato da migliaia di persone sotto un palco. Scott Ian e Frank Bello continuano a costituire una delle coppie ritmiche più riconoscibili del metal, Charlie Benante picchia con quella precisione che gli conosciamo da sempre e pure Jonathan Donais sembra perfettamente integrato. ‘Infectious’ e la title track sono altri due apici, ma per il sottoscritto il momento più significativo è ‘NYC 93’ perché in quei cinque minuti scarsi c’è tutta la storia di una band che non è solo parte del Big Four del thrash. E’ parte integrante della storia del metal e grazie al cielo spacca ancora in tour.


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