Mirage
Terra Black
Bonebag Records
Pubblicato il 18/09/2026 da Lorenzo Becciani
Songs
The Gathering
Guayota
Pareidolia
Thorn
Maze
In Stone
Ruins
In Stars

Amanti di stoner rock e doom metal tenetevi forte perché questo album potrebbe sul serio cambiarvi l’esistenza. Si chiamano Terra Black e vengono da Göteborg e avevano già catturato interesse tre anni orsono con ‘All Descends’. Un debutto appassionato e coinvolgente, al quale però mancava qualcosa. ‘Mirage’ non solo segna progressi sotto tutti i punti di vista (produzione, arrangiamenti, varietà del songwriting..) ma si rivela un album in grado di dare una svolta al genere, almeno per quanto concerne il Vecchio Continente. Partendo da radici sepolte nelle profondità della terra, passando per le rovine di civiltà dimenticate e arrivando fino al silenzio dello spazio, la scaletta esplora stati mutevoli dell’esistenza in cui realtà, memoria e illusione diventano sempre più difficili da distinguere. Canzoni come ‘The Gathering’ e ‘Maze’ descrivono l’immediatezza grezza delle esibizioni dei Terra Black. Anziché eliminare le imperfezioni, la band guidata da Ezgi ha scelto di valorizzare l’atmosfera naturale della sala e le interferenze tra i microfoni, consentendo alla registrazione di conservare un carattere sincero e organico che rispecchia il peso e l’intensità della musica stessa. I Terra Black combinano riff imponenti con voci inquietanti, potenti arrangiamenti corali e un’oscurità primordiale. Ispirato alla natura, alla mitologia, alle credenze antiche e agli angoli misteriosi dell’immaginario umano, l’album si muove con disinvoltura tra il familiare e l’inconoscibile. Come l’illusione da cui prende il titolo, ‘Mirage’ cambia costantemente prospettiva, invitando gli ascoltatori ad addentrarsi sempre più in un universo alquanto enigmatico. Sophie Gimströmer è un’esplosione di energia dietro le pelli e ‘Guayota’ e ‘Ruins/In Stars’ propongono divagazioni strumentali care a Kyuss e Electric Wizard. Sarebbe riduttivo relegare ‘Mirage’ alla semplice categoria dello stoner/doom, perché il vero punto di forza degli svedesi sta proprio nella capacità di dilatare i confini di una formula che, nelle mani sbagliate, rischierebbe di trasformarsi rapidamente in una collezione di riff polverosi e già sentiti. Qui invece ogni elemento sembra avere una funzione precisa. I rallentamenti non sono esercizi di stile, le accelerazioni arrivano quando meno te lo aspetti e persino i momenti più dilatati mantengono una tensione sotterranea che impedisce alla musica di adagiarsi. Il basso di Denice Svenningsson occupa lo spazio con una fisicità quasi intimidatoria, mentre le chitarre costruiscono muri sonori che non rinunciano però a momenti di maggiore psichedelia. È una musica che si può ascoltare ad alto volume, ma che restituisce qualcosa anche a un ascolto più attento e meditato. Dietro la pesantezza dei riff esiste infatti un lavoro raffinato sulle dinamiche, sulle sovrapposizioni vocali e soprattutto sulle atmosfere. Un album heavy che non risulta monocorde, oscuro mai mai prevedibile, psichedelico senza perdersi nell’autocompiacimento. Il miraggio, alla fine, non è quello di una band destinata a scomparire all’orizzonte: è la certezza che, dietro quella distorsione, ci sia qualcosa di terribilmente reale.

Songs
The Gathering
Guayota
Pareidolia
Thorn
Maze
In Stone
Ruins
In Stars
Terra BlackTerra Black
Terra Black
From Svezia

Discography
2023 - All Descends
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