
Mi manca l’Islanda. Mi manca l’Islanda e mi mancano i Fufanu. I loro show assurdi, energici e imprevedibili. Il percorso che il loro leader – non dimentichiamocelo figlio di Einar Örn Benediktsson dei Sugarcubes - ha intrapreso dal punto di vista solista non può però essere trascurato. Non serviva una mente illuminata per rendersi conto che il suo talento fosse smisurato, ma l’evoluzione del songwriting e l’approccio con cui si è rivolto all’indie rock, accompagnando texture elettroniche e tracce intime composte al pianoforte ha sorpreso anche gli addetti ai lavori. Con questo terzo lavoro in studio, Kaktus Einarsson interroga i sistemi che plasmano sempre più la nostra vita emotiva: algoritmi, social media e polarizzazione politica. L'album esplora come la vita moderna disperda l'attenzione, eroda le certezze e trasformi le nostre felicità in merce di scambio. Un’indagine sulla felicità nella società disarmante di oggi che si adatta alla perfezione ad una scaletta in costante crescendo, emotivo e sonoro. La produzione è pazzesca, con episodi che potrebbero appartenere ad artisti come Nick Cave o John Grant ed altri in cui emerge la personalità dirompente dell’autore, di recente colpito da un disturbo neurologico funzionale che ne ha inevitabilmente esteso la vulnerabilità. L’ex-The Czars, ormai da quindici anni nella Terra del fuoco e del ghiaccio, appare in ‘Follow’ e nella lista dei crediti troviamo pure Thibault Gomez (‘Borrowed Dreams’, la splendida RAKEL (‘The Decipherer’) e Jessica Winter (‘3rd Time’). ‘New Perfume’ e ‘Another Feel’ sono la dimostrazione di quanto si siano evolute le idee alla base di ‘Kick The Ladder’ e l’apice coincide con ‘Lemon Taste’, che parla di quanto vengano consumate rapidamente le emozioni, nello scorrere frenetico dei contenuti digitali. Kakuts Einarsson non prova a descrivere la contemporaneità limitandosi a osservarla dall’esterno, ma la fa entrare direttamente nella struttura delle canzoni. Le composizioni sembrano spesso sul punto di perdere il controllo, salvo poi ricomporsi attraverso arrangiamenti stratificati, beat elettronici, aperture melodiche e improvvise sottrazioni. È una musica che pretende attenzione mentre, paradossalmente, racconta un mondo nel quale l’attenzione è diventata una risorsa sempre più difficile da conquistare. Una musica che vive di contrasti. Da una parte c’è una componente quasi cinematografica, elegante e crepuscolare, dall’altra una vena nervosa legata alle origini più sperimentali di un musicista che si è preso del tempo per crescere ulteriormente e ha deciso di chiedere del tempo pure a noi. Tempo per ascoltare, metabolizzare, comprendere. In un'epoca nella quale tutto scorre velocissimo, non è una caratteristica da poco.


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