Altered State Police
Priest
Blue Nine
Pubblicato il 16/10/2026 da Lorenzo Becciani
Songs
1. Jaded
2. Python
3. Jeopardize
4. Altered State Police
5. Karmageddon
6. Sentimental
7. When We're Gone
8. Dehumanized
9. Minions
10. The Savior's Blade
11. Here Comes The Light
12. Stargate

Con l’uscita del loro quinto album in studio, gli svedesi firmano la propria opera più matura, ambiziosa e riuscita. L'entità nata da una scissione dei Ghost ha superato da tempo l'etichetta di progetto parallelo per affermarsi come una delle realtà più lucide e visionarie del dark synthpop internazionale. Se capitoli come ‘New Flesh’, ‘Dark Pulse’ e ‘Body Machine’ avevano tracciato le coordinate di un sound cupo ma al contempo fortemente ballabile (in memoria di quel periodo irripetibile in cui i dancefloor gotici si erano aperti alla musica EBM e al future pop), ‘Altered State Police’ mostra ulteriori progressi, presentandosi come un vero e proprio concept album orchestrato senza compromessi. Fin dal primo ascolto, la scaletta appare compatta e concepita come un viaggio unico. Le dieci tracce si incastrano in una narrazione fluida dove la dimensione umana e quella tecnologica si fondono, esplorando l'ormai inevitabile simbiosi uomo-macchina, la paranoia del controllo digitale e le trappole dell'avanzamento tecnologico. Insomma, l’ambientazione di Blade Runner è ancora dietro l’angolo, nonostante il film sia uscito nel 1982 e l’interpretazione di Denis Villeneuve, eccezionale anche in Dune, è quanto mai attuale. L'estetica sonora attinge a piene mani dal synthpop e dalla darkwave anni '80, ma viene rinfrescata da innesti industrial, suggestioni cinematiche e sferzate di big beat anni '90. Il risultato è un’identità sonora granitica e futuristica, priva di qualsiasi utilizzo di intelligenza artificiale, che punta dritta al cuore dell'ascoltatore sia sul piano emotivo sia su quello ritmico. Ad aprire le danze è l'inquietudine di ‘Python’, dove spionaggio digitale e microfoni sempre accesi tracciano il perimetro di una prigione virtuale. Subito dopo, ‘Jeopardize’ accelera il ritmo, lanciando l'ascoltatore a tutta velocità tra le luci al neon di una città distopica, dove il rischio diventa l'unica scarica di adrenalina rimasta. La title track rappresenta il vero perno emotivo e concettuale dell'opera. Qui la voce si fa struggente e catartica: il desiderio di cancellare il passato si scontra con il controllo totale esercitato da un regime totalitario. ‘Karmageddon’ vibra di disillusione e rivalsa contro i falsi miti e le menzogne, mentre la splendida ‘Sentimental’ mostra il lato più introverso e malinconico di Mercury, riflessione profonda sulle ferite e sulle distanze che costruiamo tra di noi. L'energia torna a salire con ‘When We’re Gone’, una riflessione epica sull'eredità che ci lasciamo alle spalle oltre la fama, e con la rabbia di ‘Dehumanized’, un inno alla liberazione da legami tossici e manipolatori. Con ‘Minions’ (da buon giocatore di Vampire – The Eternal Struggle come fare a non pensare subito ai clan Malkavian e Gangrel...) i Priest affrontano senza filtri la critica sociale e politica, contrapponendo la massa alienata alla ricerca di un'uguaglianza sistemica. Nel finale, le atmosfere si fanno ancora più maestose: l'oscurità e la resa dei conti di ‘The Savior’s Blade’ aprono la strada alla rinascita spirituale di ‘Here Comes The Light’, fino alla conclusiva ‘Stargate’, gemma cosmica che spalanca un portale dimensionale oltre il tempo e lo spazio. Siamo quindi al cospetto di un capolavoro synthpop moderno. Un album capace di unire ritmiche irresistibili da dancefloor a una profonda ricerca lirica e concettuale, che conferma la capacità della band di guidarci attraverso le ombre del nostro futuro interconnesso. Imprescindibile e destinato a rimanere nel tempo.


 

Songs
1. Jaded
2. Python
3. Jeopardize
4. Altered State Police
5. Karmageddon
6. Sentimental
7. When We're Gone
8. Dehumanized
9. Minions
10. The Savior's Blade
11. Here Comes The Light
12. Stargate
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