
Il gruppo guidato dalla talentuosa e avvenente Helle Bohdanova giunge alla quarta fatica in studio, la seconda per Napalm Records, con la guerra nel cuore e una situazione oggettivamente complicata da sostenere. Il quartetto ha spinto la produzione su un livello ancora superiore, accrescendo di conseguenza il proprio profilo internazionale, e reso il songwriting più vario. Modern metal, symphonic metal, melodic death metal, progressive metal sono solo termini insulsi. Quello che veramente fa la differenza è la personalità dei musicisti e i membri degli Ignea ne hanno da vendere, a partire da Helle Bohdanova, cantante spettacolare capace di alternare oscurità e epicità con una facilità impressionante. La sua tecnica è senza dubbio uno dei punti di forza dell’album, al pari della duttilità della sezione ritmica. Le parti sinfoniche, a cura di Yevhenii Zhytniuk, suonano originali e pungenti e il mixaggio di Jacob Hansen è garanzia di successo. Dal punto di vista musicale, ‘Monumental’ fonde riff metal tecnici, trame industriali, interludi atmosferici, ritornelli maestosi e passaggi melodici per riflettere una serie di “viaggi nostalgici”, in cui oscurità, riflessione e stupore si scontrano. Dal punto di vista visivo e concettuale, gli ucraini hanno tratto ispirazione dal retrofuturismo, dall’architettura modernista e monumentale e dal design industriale, creando un mondo in cui suono, immagini e memoria convergono. L’album si presenta come un’ode al passato, una meditazione sui futuri perduti e non realizzati e una celebrazione della bellezza duratura nascosta nei luoghi dimenticati. Inutile parlare di una traccia o due perché la scaletta è costruita su continui cambi di atmosfera, ritmo e grado di aggressività. Di sicuro spicca ‘Prefab’, che vede la partecipazione di Andy LaPlegua dei Combichrist, ma anche ex-Icon Oc Coil. Una traccia diretta, muscolare, attraversata da sonorità elettroniche abrasive che si integrano con il riffing metal senza trasformarsi in un semplice esercizio di stile. Uno dei momenti più immediati, oltre che una dimostrazione della capacità degli Ignea di contaminare il proprio linguaggio senza smarrire personalità. L’album si apre con ‘Darkness’, dall’incedere malinconico, con tastiere sinistre e la linea vocale pulita che mette immediatamente in risalto le qualità interpretative di Helle. Il pezzo possiede una propria identità, preparando l’ascoltatore a un viaggio nel quale la nostalgia non è mai soltanto un sentimento rassicurante. ‘Dreams Of Lands Unseen’ recupera invece una parte della brutalità che aveva caratterizzato il precedente lavoro, alternando growl e tastiere sci-fi. I ritmi incalzanti e le suggestioni elettroniche trasformano il sogno di un futuro luminoso in una visione decisamente più inquietante. ‘Presence Of The Past’ prosegue lungo coordinate affini, ma accentua la componente aggressiva attraverso riff serrati e accelerazioni ritmiche che si contrappongono alle aperture atmosferiche. È una canzone che riflette sulla decadenza urbana, sulle città che cambiano volto e sulle tracce lasciate da ciò che scompare. Gli arrangiamenti sono fondamentali nel creare questa sensazione di bellezza in disfacimento, mentre la voce di Helle attraversa registri differenti senza perdere intensità. Con ‘What Buildings Dream Of’ la tensione si allenta e lascia spazio a una ballata metallica dal respiro ampio, impreziosita da un ritornello emozionale e da discreti impulsi elettronici. Qui il gruppo riesce a tradurre in musica la fragilità delle architetture monumentali, un tempo simboli di progresso e oggi testimoni silenziosi di promesse disattese. Il momento più particolare arriva con ‘Between No Longer And Not Yet’, oltre sette minuti nei quali gli Ignea rallentano, esplorando territori doom e suggestioni jazz oscure, senza rinunciare a quelle inflessioni melodiche orientaleggianti che appartengono al loro codice genetico. ‘Harmony Manufactured’, con Britta Görtz degli Hiraes, è costruita su un confronto vocale nel quale le due cantanti si completano alla perfezione. È il contrappeso ideale alle atmosfere più introspettive del lavoro e uno dei passaggi più convincenti per chi apprezza il lato estremo di una formazione che merita supporto totale, considerata anche la situazione in cui deve operare.


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