
Se dovessimo scrivere che Tony Iommi era da anni che non si faceva sentire con musica inedita diremmo un’ovvietà. Ne diremmo un’altra se dovessimo parlare dell’importanza che egli ha avuto, ha ed avrà all’interno della storia della musica dura e non solo. A questo punto, senza andare troppo per il sottile, ci piace, invece, analizzare semplicemente quello che è il suo nuovo album solista (fondamentalmente il quarto dopo quelli realizzati con Glenn Hughes e l’omonimo che vedeva ospiti una sfilza di musicisti illustri che a lui hanno dovuto tanto). “From The Dark”, diciamolo subito, è un disco che ha il pregio di crescere ascolto dopo ascolto e di assestarsi su vette che sono impressionanti, soprattutto se si considera l’età del personaggio in questione (vicino agli ottanta). Si entra in una dimensione molto Black Sabbath, ma che non prende in esame il periodo “ozziano”. Qui ci si muove su coordinate molto epiche, a metà tra l’era Dio e quella a firma Tony Martin. Il merito, e glielo si deve tutto, è del cantante Jorn Lande che con il suo timbro vocale incastona al meglio la musica nera e greve che si percepisce per l’intera durata del platter. I momenti più veloci, come “World Alone” e “Return Of The Arbalist”, hanno dalla loro la capacità di essere immediati e moderni come non mai. Si rivelano delle pallottole scagliate con piena potenza da una band che ha una sezione ritmica monumentale formata dalla signora Becky Baldwin al basso e dal meraviglioso batterista Karl Brazil che ricorda molto da vicino il compianto Cozy Powell. Abbiamo parlato di epicità che viene fuori in tutto il suo splendore in brani come “Stormwatcher” e la fantastica “Beyond The Dead”, dove davvero ci pare di riassaporare certe cose che sono a metà tra il materiale scritto con gli Heaven And Hell e “Tyr”, il disco, forse, più sottovalutato della storia dei Black Sabbath del post Ozzy Osbourne. Abbiamo detto della qualità di questo lavoro che riesce a salire di tono e che ad un primo approccio risulta molto ostico. In realtà se gli si dà la possibilità di essere valutato dopo un buon numero di ascolti, ci si rende conto di come sia, in realtà, un piccolo capolavoro che viene certificato dalla conclusiva “Legacy” con Lande che gioca a fare il Coverdale dei bei tempi e dove si trovano melodie e sonorità di una bellezza ossianica. Con sole otto canzoni (la versione deluxe ne contiene altre due), Iommi, che non deve dimostrare nulla a nessuno, si è divertito a suonare la musica che, in pratica, ha inventato insieme ad altri tre signori di Birmingham (i nomi crediamo che li sappiate), con un approccio moderno e tecnologico impressionante. Non vogliamo essere cattivi, ma “From The Dark”, in un colpo solo, dà mille piste a tanti lavori di colleghi più giovani e blasonati che dovrebbero solo fermarsi un attimo e capire la differenza che c’è tra chi è nato con le stimmate del fuoriclasse e chi no. Per chi scrive, il 2026, musicalmente parlando, può chiudersi qui.


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