Konvent
Firesky
Napalm Records
Pubblicato il 26/10/2026 da Lorenzo Becciani
Songs
Exorcise
Scorning
In the Unknown
Firesky
Postludium

Terzo album per le danesi che si sono prese quattro anni di tempo, tra tour e passaggi in studio, per tornare nei negozi con una manciata di canzoni sempre devote al death-doom della prima metà degli anni novanta ma più accessibili e strutturate. Con accessibile non intendo certo commerciale, tanto che la band si è permessa di chiudere l’opera con una criptica outro strumentale. Parliamo sempre di canzoni dilatate all’inverosimile, di atmosfere cupe e orrorifiche e le influenze black metal sono pure aumentate. La produzione è però di stampo internazionale e la voce pulita squarcia i paesaggi sonori oscuri con brillantezza e soprattutto maturità. ‘Exorcise’ è esaltata al contrario dai gemiti disumani di Rikke Emilie List mentre ‘Scorning’ e ‘Into The Unknown’ danno la misura di quanto si sia evoluto il songwriting delle ragazze, dagli Uncle Acid And The Deadbeats ai Mayhem, dai Green Lung agli Amenra. Il merito principale di ‘Firesky’ – nella cui title track troviamo come ospite Mai Soon Young Øvlisen dei Meejah - è proprio quello di aver ampliato gli orizzonti espressivi senza snaturare un'identità costruita su riff giganteschi, ritmiche sepolcrali e una concezione della melodia decisamente poco rassicurante. Le Konvent non hanno alcuna intenzione di abbandonare le proprie radici, ma dimostrano di aver imparato a gestire meglio le dinamiche, alternando improvvise accelerazioni a passaggi quasi ritualistici, nei quali il silenzio e la tensione assumono un'importanza paragonabile a quella delle distorsioni. Il lavoro delle chitarre è particolarmente convincente e la sezione ritmica procede con la determinazione di un corteo funebre diretto verso l'inferno. Alcune soluzioni vengono reiterate oltre il necessario e la ricerca di rallentamenti opprimenti finisce inevitabilmente per penalizzare l'immediatezza delle tracce ma sarebbe ingeneroso considerarlo un limite insormontabile, soprattutto alla luce della personalità acquisita dal quartetto. Le danesi hanno compreso che la pesantezza non si misura esclusivamente in termini di accordature ribassate e velocità d'esecuzione, ma anche nella capacità di creare disagio, inquietudine e autentica partecipazione emotiva. E quando riescono a combinare questi elementi, il risultato è davvero notevole. Il fuoco evocato dal titolo non illumina alcuna via d'uscita, ma rende decisamente più affascinante il viaggio nell'oscurità.


 

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In the Unknown
Firesky
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