Sono passati quattro anni da ‘Call Down The Sun’. Guardando indietro a questo periodo, come si sono evolute le Konvent come musiciste e quali sono state le sfide più grandi che avete affrontato durante la creazione di ‘Firesky’?
La sfida più grande è stata sicuramente l'uscita dalla band di Sara e Sophie. Entrambe avevano ottime ragioni e siamo ancora tutti grandi amici. A quel tempo avevamo già scritto parecchia musica, ma alla fine abbiamo scartato tutto per ripartire da zero. Ci è voluto molto tempo per trovare una nuova chitarrista, ma alla fine abbiamo trovato Amira ed è stata l'intesa perfetta.
Firesky suona più accessibile e strutturato con cura rispetto ai vostri album precedenti, senza però scendere a compromessi con la vostra identità musicale estrema. Questa evoluzione è stata una decisione consapevole o è avvenuta naturalmente durante il processo di composizione?
Quando scriviamo non pensiamo davvero se la nostra musica debba essere accessibile o ben strutturata. Scriviamo più per intuizione.
La vostra musica è profondamente radicata nel death-doom dei primi anni Novanta, ma nel nuovo album sento influenze black metal sempre più forti. Quanto è diventato importante il black metal per la vostra visione musicale?
Nell'album, in generale, siamo state molto ispirate dalla nuova ondata di black metal, che include anche le voci. Come band odieremmo stagnare e limitarci a ripeterci. Vediamo ogni nuovo album come un'opportunità non solo per scrivere nuova musica, ma per evolverci e, non ultimo, metterci alla prova come musiciste. E anche il nostro produttore Jacob Bredahl ha fatto un lavoro incredibile!
Uno degli aspetti più affascinanti di ‘Firesky’ è il modo in cui usate il silenzio, la tensione e i bruschi cambi di tempo. Avete cambiato approccio alle dinamiche e agli arrangiamenti rispetto ai vostri dischi precedenti?
Penso che il cambiamento sia arrivato naturalmente con l'ingresso di Amira nella band, il cui stile di scrittura si è integrato perfettamente con la visione che avevamo per questo album.
Il vocale gutturale di Rikke rimane assolutamente terrificante, specialmente su Exorcise, ma i passaggi vocali più puliti introducono una dimensione emotiva differente. Come avete sviluppato questi contrasti e vedete la voce pulita svolgere un ruolo maggiore in futuro?
Per le parti in voce pulita abbiamo fatto cantare Mai Soon Young Øvlisen dei Meejah. È la nostra prima volta che incorporiamo la voce pulita, ma era una sfida che volevamo porci e pensiamo che funzioni molto bene su ‘Firesky’.
Scorning e Into The Unknown sono esempi particolarmente interessanti della vostra evoluzione come compositrici. Potete spiegare come sono nate queste composizioni e cosa le rende diverse dal vostro materiale precedente?
Il nostro stile di composizione è in gran parte lo stesso, ma penso che la differenza stia nell'avere Amira nella band, che di solito scrive riff più lunghi rispetto a ciò a cui eravamo abituate, e questo si adatta perfettamente a ciò a cui puntavamo con il nostro nuovo album.
Ascoltando ‘Firesky’, mi sono venute in mente band molto diverse tra loro come Uncle Acid & The Deadbeats, Green Lung, Mayhem e Amenra. Riconoscete qualcuna di queste influenze nella vostra musica? Cosa avete ascoltato negli ultimi anni?
Gli Amenra sono sicuramente un'influenza enorme su ‘Firesky’. Siamo tutte grandi fan e le abbiamo viste dal vivo diverse volte. Anche i Der Weg Einer Freiheit sono stati una grande influenza.
Alcuni passaggi sembrano deliberatamente ripetitivi, quasi ipnotici. Vi preoccupate mai di spingere un'idea musicale troppo oltre, o quel senso di sfinimento e disagio è esattamente ciò che cercate di ottenere?
La nostra scrittura è molto intuitiva, e specialmente con Firesky volevamo dare spazio a questi grandi riff. Non ci preoccupiamo davvero se ascoltiamo le nostre sensazioni viscerali.
La produzione è notevolmente più potente e rifinita rispetto alle vostre prime uscite, eppure la musica rimane estremamente oscura e oppressiva. Che tipo di sound cercavate e come lo avete ottenuto in studio?
Puntavamo a un suono più oscuro, ispirato al black metal, ma un po' più melodico. Abbiamo fatto suonare ad Felix Havstad Ziska gli strumenti ad arco in alcune parti dell'album, il che lo eleva a nuove altezze. Felix si è unito a noi in ‘Call Down the Sun’ e sapevamo fin da subito che volevamo lavorare di nuovo con lui.
Il titolo evoca un'immaginario apocalittico e la vostra musica comunica spesso sensazioni di ansia, isolamento e disperazione. Quanto dell'album riflette le vostre esperienze personali e quanto è influenzato dal mondo che ci circonda?
Questo album è sicuramente il nostro lavoro più introspettivo e rivolto all'esterno (outrospective). Le nostre canzoni precedenti erano più ispirate a cose che accadevano nelle nostre vite, con qualche brano occasionale riguardante il mondo. Tuttavia, ‘Firesky’ è esclusivamente una reazione allo stato attuale del mondo. Tutte e quattro pensiamo di vivere in un'epoca in cui è diventato più pericoloso essere una donna o una persona LGBTQ+, e che la violenza e i discorsi d'odio siano diventati azioni normali secondo l'opinione di alcune persone. Stiamo vedendo approvare leggi in tutto il mondo che tolgono i diritti umani fondamentali alle minoranze e Firesky è il nostro modo di dire che vogliamo bruciare tutto questo. E, speriamo, dalle ceneri sorgerà un nuovo mondo più gentile.
Con tre album all'attivo, le Konvent hanno consolidato un'identità musicale riconoscibile. Sentite di aver finalmente trovato il vostro suono definitivo o Firesky è solo un altro passo verso qualcosa di ancora più sperimentale ed estremo?
Come band, odieremmo stagnare. Vediamo dove ci porterà il prossimo album...


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