
Quest’anno l’inverno è stato meno rigido del solito dalle parti Eskilstuna ma ciò non ha impedito a questi pazzi di rinchiudersi in sala prove e generare un secondo album ancora più malato del primo. L’efficacia del successore di ‘Alfapokalyps’ non solo sottolinea come non c’eravamo sbagliati a ritenere gli Alfahanne qualcosa di più di quattro appassionati di black metal in cerca di identità ma dimostra come dietro all’effetto sorpresa si celasse tanta sostanza. E’ chiaro che il pezzo chiave di ‘Blod Eld Alfa’ sia ‘Skallerormsgift’ perché l’unione di intenti con Erlend Hjelvik dei Kvelertak tira fuori ancora di più le peculiarità rock della proposta. Le collaborazioni non si limitano a questa anzi l’apporto di Spellgoth degli Horna, Niklas Kvarforth degli Shining - nella fenomenale chiusura di ‘Slutdestination Eskilstuna’ - e Nattfursth dei Sorhin serve a rendere più vario il materiale. Quello che però rende micidiale gli Alfahanne è il connubio tra la voce di Pehr Skjoldhammer e la chitarra di Fredrik Sööberg. Il primo sembra uscire dalla sala doppiaggio di ‘Cannibal Holocaust’, è ligio alle regole del genere e nasconde i peggiori feticci nel suo ossiario. La copertina di Trine Grimm Lothe descrive in maniera eccellente la sua mente pericolosa. Il secondo è una forza della natura ed incarna alla perfezione la figura del musicista che mantiene la propria integrità sia quando si attiene alla materia con cui è cresciuto e diventato famoso nell’ambiente sia quando si misura con sonorità più leggere e ammiccanti. Il mastering di Herbrand Larsen degli Enslaved ha regalato a ‘Blood Eld Alfa’ quel “calcetto” in più che ne eleva la competitività a livello internazionale. Addirittura il riscontro oltreoceano potrebbe essere superiore alle attese e la speranza è che questo coincida con un impegno live più massicio.


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