Born In The Woods
Birthh
We Were Never Being Boring
Pubblicato il 24/03/2016 da Lorenzo Becciani
Songs
1) Prelude For The Loveless
2) Chlorine
3) Queen Of Failureland
4) Interlude For The Lifeless
5) Senses
6) Wraith
7) If You Call Me Love
8) Interlude For The Hopeless
9) (Bahnhof)
10) For The Heartless
Songs
1) Prelude For The Loveless
2) Chlorine
3) Queen Of Failureland
4) Interlude For The Lifeless
5) Senses
6) Wraith
7) If You Call Me Love
8) Interlude For The Hopeless
9) (Bahnhof)
10) For The Heartless

Leggendo la presentazione di quest'album mi sono imbattuto in una frase in particolare ovvero “la coscienza di una diciannovenne che ha speso buona parte del suo tempo a pensare ad eventi apocalittici”. Poche righe e arrivati alla fine si viene spiazzati ancora prima di sentirla cantare. Poi parte l'album, beat che si rincorrono senza alcuna fretta, una base non banale in sottofondo, qualche glitch e la sua voce meravigliosa. Mi sono sentito rapito, quasi in difficoltà al cospetto di una ragazza così giovane, non lontana fisicamente ma di un altro pianeta artisticamente parlando. La mia mente confusa è stata di colpo tradita dalla memoria, ho pensato a qualche vecchio remix di Kruder & Dorfmeister, ai dischi downtempo più emozionanti che fanno parte della mia collezione e non ho trovato le parole per descrivere quello che stavo provando. Anche scorrendo, come diapositive di chissà quale avventura adolescenziale, le cantanti pop o sperimentali più incredibili che ho conosciuto in territori distanti mi sono dovuto arrendere all'evidenza. La realtà è che, sebbene tra le trame di 'Born In The Woods' si possano avvertire retaggi folk e riferimenti a Daughter, Jon Hopkins e Sin Fang, qualcosa di nordico ma non troppo catalogabile, Alice Bisi ha dalla sua uno degli spettri vocali più originali e maturi disponibili in circolazione. Non c'è bisogno del frastuono di una batteria o di una produzione costosa per mettere in evidenza quello che si muove dentro di lei. Con un'urgenza spaventosa le liriche si elevano leggere in un'atmosfera rarefatta e nebulosa dalla quale emergono però temi concreti. Non siamo al cospetto di una ragazzina che strappa le pagine del suo diario e il quadro viene completato dal timbro lo-fi della chitarra, l'assenza del basso, l'organo e l'armonium che arricchiscono gli arrangiamenti insieme a suoni percussivi presi in prestito dalla vita di tutti i giorni. La sensibilità lirica di Birthh è un ulteriore elemento distintivo e la sua onestà, il modo quasi ingenuo con cui apre il cuore e si offre all'ascoltatore, è quello che possiedono solo i primi della classe. 'Prelude For The Loveless' rappresenta il segno dello stupore, 'Chlorine' il singolo che all'estero troveranno come scusa per portarcela via - “you’re chlorine in my veins, the blood flooding to my brain..” - e 'Queen Of Failureland' un'avvincente forma di narrazione, probabilmente autobiografica e senza dubbio spettrale, che ci conduce con somma calma e tensione insospettabile verso la pace dei sensi. La poesia continua con 'Interlude For The Lifeless' e 'Senses'. Sono trascorsi i minuti e le armonie vocali di Alice Bisi iniziano a risultare familiari e così lei ci stupisce ancora. 'Wraith' sembra quasi non appartenere all'album tanto è difforme, come in seguito la fantastica '(Banhof)' rispetto al resto del materiale. 'If You Call Me Love' si rivela un altro singolo da brividi e la conclusiva 'For The Heartless' la preghiera che si rivolge dopo un rito di iniziazione. In effetti si tratti di un esordio discografico. Come non ne ascoltavamo da decenni.

 

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