A Proud Tradition Of Stupidity
Parasit
Cyclone Empire
Pubblicato il 31/03/2016 da Lorenzo Becciani
Songs
01. Den Enes Bröd
02. After Work Bars
03. At Whatever Cost
04. Money Slave
05. O Heliga Marknad
06. War
07. Hur Svårt Kan Det Va?
08. The Market Sets
09. A Proud Tradition Of Stupidity
10. There's No Tomorrow
11. Sanningen Ska Fram
12. En Vilsen Själ
13. Till Sista Kugg
14. No Honour - No glory
15. Lita På Det!
16. It's Never Too Late
Songs
01. Den Enes Bröd
02. After Work Bars
03. At Whatever Cost
04. Money Slave
05. O Heliga Marknad
06. War
07. Hur Svårt Kan Det Va?
08. The Market Sets
09. A Proud Tradition Of Stupidity
10. There's No Tomorrow
11. Sanningen Ska Fram
12. En Vilsen Själ
13. Till Sista Kugg
14. No Honour - No glory
15. Lita På Det!
16. It's Never Too Late

Un'altra piccola gemma per la Cyclone Empire che si dimostra etichetta attenta alla qualità prima ancora che all'attitudine delle proprie band. Gli svedesi nascono cinque anni da tre ex membri degli Uncurbed e possono vantare un frontman come Simon Frid che grazie all'esperienza maturata con Anger Burning, Assassination e Infanticide si è già costruito una certa fama nello scenario underground locale. Adesso, dopo il debutto 'Välj Din Egen Bödel' e la partecipazione alla compilation 'Undead - A Tribute To Disrupt', è venuto il momento di fare sul serio ed in effetti delle sedici tracce che costituiscono 'A Proud Tradition Of Stupidity' sono davvero poche quelle che non lasciano il segno. I riff di Michael Gunnarsson e Kenneth Wiklund si ergono mostruosi e il motto “in D-beat we crust” viene rispettato anche dal drummer Johan Jansson, attivo pure con i Regurgitate, che spazza via l'ascoltatore a più riprese. La produzione di Mattias Kennhed è devota allo swedish sound più grezzo e Jocke Hammar (Meanwhile, Price Of Silence) appare in 'Money Slave' e 'The Market Sets'. Quest'ultima anticipa una title track che rappresenta l'apice di una scaletta pensata apposta per fare male al prossimo.

 

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