A Moon Shaped Pool
Radiohead
XL Recordings
Pubblicato il 08/05/2016 da Lorenzo Becciani
Songs
1. Burn The Witch
2. Daydreaming
3. Decks Dark
4. Desert Island Disc
5. Ful Stop
6. Glass Eyes
7. Identikit
8. The Numbers
9. Present Tense
10. Tinker Tailor Solider Sailor Rich Man Poor Man
11. True Love Waits
Songs
1. Burn The Witch
2. Daydreaming
3. Decks Dark
4. Desert Island Disc
5. Ful Stop
6. Glass Eyes
7. Identikit
8. The Numbers
9. Present Tense
10. Tinker Tailor Solider Sailor Rich Man Poor Man
11. True Love Waits

Una pagina bianca. Anzi tante pagine bianche. Come a scuola quando non abbiamo studiato. Come uno scrittore che si appresta a pubblicare il romanzo più importante della sua vita ma non sa come iniziarlo. Improvvisamente i Radiohead hanno svuotato i loro profili in rete. Niente più diari, commenti, notizie. Niente più fotografie. Sicuramente per attirare attenzione mediatica ma non tanto per lanciare un nuovo album e aumentare il poprio conto in banca quanto per dare modo al loro messaggio di scavare dentro le persone. Di abbattere quella barriera che internet e la società di oggi hanno costruito tra gli abitanti del mondo. Prima 'Burn The Witch', una sorta di lamento ossianico solcato da beat lesivi per la mente e accompagnato dagli elementi grafici essenziali di Virpi Kittu. Poi 'Daydreaming' magnifico manifesto di dove sono riusciti ad arrivare Thom Yorke e Jonny Greenwood nel loro percorso artistico. 'Dead Air Space' si è cominciato a leggere e accanto il video di Paul Thomas Anderson, straordinario regista di 'Magnolia' e 'Il Petroliere', che ci ha lasciato senza respiro per due giorni. Adesso che il successore di 'The King Of Limbs' è realtà e siamo travolti da orchestrazioni pesanti e elettronica minimale, sogni e illusioni degli ultimi anni si traducono in una visione ancora più cinica e lontana da quella che ricordavamo. Idealmente questo nuovo album potrebbe essere collocato tra 'Kid A' e 'Amnesiac' ma se ci limitassimo a questo rischieremmo di perdere di vista l'evoluzione artistica del frontman e quanto è mutato nel corso del tempo l'approccio alla composizione della band. 'Decks Dark', con i suoi flussi acquatici, il pianoforte in sottofondo e una voce in bilico tra lamento e ninna nanna, è forse il pezzo che rappresenta al meglio la trasposizione sonora del concept visivo di Stanley Donwood. Alla copertina si legano anche l'introspettiva 'Glass Eyes' e una 'Present Tense' che mette i brividi e vale da sola l'acquisto dell'opera. 'Desert Island Disc' viene introdotta da una soffusa pulsazione techno ma si trasforma quasi subito in una delicata ballata sorretta dalla chitarra e da una melodia shoegaze. I sei minuti di 'Ful Stop' riportano alla mente le fughe elettriche del full lenght che ha regalato alla storia 'Pyramid Song' e 'I Knives Out' e non è certo un caso che gli inglesi abbiano voluto riprendere 'True Love Waits' già inclusa nel live ep 'I Might Be Wrong'. Non fosse sufficiente 'Identikit' avrebbe potuto risalire senza problemi alle sessioni di registrazione di 'Ok Computer' mentre l'arrangiamento di 'Tinker Tailor Solider Sailor Rich Man Poor Man' è quello che sorprende di più. Stavolta le citazioni non sono nostalgiche e si rivolgono invece a These New Puritans e The Irrepressibles a dimostrazione che i Radiohead nell'ultimo lustro si sono guardati in giro e hanno cercato di crescere ancora. Non solo ci sono riusciti ma hanno dato alle stampe un altro capolavoro.

 

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