Com'è la vita a Copenhagen per i metallari? C'è una comunità forte?
Penso che ci siano alti e bassi. Puoi trovare ottime band e locali all'altezza, webzine attive e fotografi che rendono la scena attraente e professionale. Inoltre c'è abbastanza gente ai concerti. Ci sono le basi per creare una comunità forte ma siamo ancora allo stadio del progresso. Copenhagen non è enorme. Tra città e sobborghi si arriva a circa un milione di abitanti quindi ci conosciamo un po' tutti e questo contribuisce a rendere la scena coesa. Anche troppo per certi versi. Sai sempre chi sta suonando on stage e mezza platea passa il tempo a parlare dei propri progetti invece di seguire quello che sta accadendo. Nella maggior parte dei casi non c'è una grossa ambizione. I musicisti escono insieme, suonano, passano da una line-up all'altra, fanno un paio di concerti in città e due-tre fuori e già sono soddisfatti. Lo rispetto ma in questo modo è difficile mostrare il proprio potenziale. Questo è il motivo principale per cui non riusciamo a creare band della stessa personalità di nazioni adiacenti come Svezia e Norvegia.
Quali sono le band migliori a parte i By The Patient?
Ti consiglio di ascoltare Pet The Preacher, Hexis, Ajuna, Solbrud e Sea. Anche se conosco i membri personalmente sono in grado di farmelo scordare. Hanno l'abilità di farmi pensare solo alla musica indipendentemente se la sera prima abbiamo bevuto qualcosa insieme.
Puoi introdurre la band con una breve biografia sottolineando i cambi di line-up?
Nel 2004-2005 ho formato la band con Simon. Non ricordo esattamente bene come o perché ma posso dirti che non avevo mai toccato uno strumento prima di allora e lui aveva solo le basi come chitarrista. In passato aveva suonato la fisarmonica. Eravamo entrambi ragazzini ed abbiamo cercato qualche amico per suonare un metal piuttosto naif. Il primo ad aggiungersi è stato Theis. Conosceva il materiale dei Metallica e con il suo ingresso la musica è diventata subito più melodica e matura. Dopo qualche cambio di line-up abbiamo trovato Adam. In passato avevamo provato altri batteristi e anche una drum machine ma poi abbiamo visto un video online dove suonava una cover dei Black Dahlia Murder. Infine si è aggiunto Tan, il nostro ex cantante, e ci siamo trasferiti a Copenhagen. Prima abitavamo nella piccola isola di Bornholm e spostarci nella capitale è stato un grosso passo in avanti. Da quel momento non ci sono stati ulteriori cambi di line-up se non per quanto riguarda Tan che ci ha lasciato per seguire un'altra strada dopo avere registrato le parti vocali di 'Gehenna'.
Come vi siete ritrovati ad essere un quartetto?
Tan ci ha lasciato un mese dopo il mixaggio e la masterizzazione dell'album. Questo ha comportato naturalmente dei problemi perché eravamo in contatto con la Lifeforce ed un altro paio di label. La nostra idea è stata quella di prenderci del tempo e cerca un rimpiazzo al prima possibile senza dire niente alle etichette. Dopo diversi tentativi andati a vuoto abbiamo saputo che il gruppo hardcore The Psyke Project si era sciolto dopo dieci anni di carriera e quindi abbiamo contattato Martin Nieskov invitandolo in sala prove. Siamo rimasti entusiasti della sua presenza musicale ed inizialmente eravamo convinti fosse la persona giusta per ricoprire il ruolo Poi però abbiamo capito che suonava molto diverso da Tan e ci avrebbe portato in un'altra direzione. Lo abbiamo ringraziato del tempo perduto ed abbiamo tenuto le vocals di Tan. A quel punto, dopo avere provato parecchie volte in quattro, ci siamo resi conto che probabilmente avremmo trovato difficoltà a collaborare con qualunque altro essere umano ed è nata l'idea di proseguire in questo modo. Ci conosciamo bene e sappiamo in quale direzione procedere. Non importa il talento del frontman, provare qualcosa di nuovo non funzionerebbe..
Come siete entrati in contatto con la Lifeforce?
Sono stati loro a farsi sentire in verità. Avevamo parlato anche con altre etichette, più o meno importanti, ma la cosa non era andata in porto. Una delle persone con cui avevamo trattato ci ha cercato soluzioni migliori e così siamo finiti alla Lifeforce. Speriamo che possa esserci di aiuto per farci notare nel resto dell'Europa e negli Stati Uniti.
Quali sono le vostre band preferite nel loro catalogo?
Attualmente We Are The Damned e Man Must Die. Sono curioso anche di sentire i Lay Siege. La Lifeforce è comunque un'etichetta che stimiamo molto per come è riuscita a fare crescere realtà del calibro di Trivium, All That Remains, Caliban, Heaven Shall Burn e The Faceless.
Nella presentazione si parla del mix ideale tra Amon Amarth e Behemoth? Vi trovate d'accordo con questa descrizione?
Direi che è piuttosto accurata. Suoniamo senza dubbio un mix tra death e black combinato con un gusto melodico scandinavo. Non facciamo viking metal anche se potrebbe sembrare. Pur non avendo inventato niente secondo me siamo riusciti a trovare un punto di incontro tra diversi generi che rappresenta noi solamente.
Avete suonato dal vivo con i Kvelertak che sono tra le mie band preferite del momento. Come vi siete trovati? Preferite il primo o il secondo album?
E' stata un'opportunità eccitante. Volevamo cambiare un po' scenario ed alimentare nuova energia. Entrambi gli album sono ottimi ma il primo secondo me è di un livello leggermente superiore. Quando è uscito non avevamo mai ascoltato niente del genere. Era fresco, divertente ed affabile. Qualcosa di cui avrebbe bisogno il metal di tanto in tanto.
Quanto sono stati importanti 'Servants' e 'Premonitions' per trovare il vostro suono?
Molto anche se 'Servants' è lontano da quello che abbiamo fatto con 'Gehenna'. Ancora adesso sperimentiamo parecchio e ci sentiamo sempre più liberi di farlo. Probabilmente se ci rendessimo conto di avere pubblicato due album uguali ci scioglieremmo.
Quanto tempo avete impiegato a comporre e registrare l'album?
Cominciamo subito a scrivere materiale nuovo non appena un album è terminato. Altrimenti sarebbe noioso suonare sempre le stesse canzoni. Non ti saprei dire esattamente quanto ci abbiamo impiegato. Ci siamo posti una deadline per entrare in studio e l'abbiamo rispettata. Le registrazioni sono state molto intense. Abbiamo affittato un appartamento vicino ai Dead Rat Studio in modo da potere lavorare dalla mattina alla sera. Tornavamo a casa la sera e poi il giorno dopo ripartivamo da capo. Ci sono volute circa due settimane.
Chi ha prodotto l'album?
Anche stavolta ci siamo serviti di Jacob Bredahl che molti conoscono per essere stato il primo frontman degli Hatesphere. Ci piace il suo modo di lavorare, sa dosare bene la frusta e non si ferma finchè non è convinto che hai dato assolutalmente il massimo. Allo stesso tempo è una persona estremamente realistica del processo. Della masterizzazione se n'è occupato Brad Boatright presso gli Audiosiege Sonic Engineering.
Che visione avevate prima di iniziare il processo?
Eravamo d'accordi di tirare fuori tutte le nostre idee per questo album. Non so se siamo riusciti a tirare fuori tutto ma è stato un ottimo modo di procedere. Al suo interno puoi trovare diversi elementi e la produzione è più pulita e heavy rispetto al passato. Jacob è un genio nel donare alle tracce un sound old school organico ma stavolta volevamo qualcosa di più della potenza di Colin Richardson e penso che siamo riusciti ad ottenerlo.
Prova adesso a recensire 'Web Of Beliefs', 'The Sleep' e 'Omnivore' per i nostri lettori..
'Web Of Beliefs' è un po' la hit dell'album. Classic metal con tanto groove. 'The Sleep' è un pezzo decisamente originale. Abbiamo usato una chitarra acustica per l'arpeggio e pur essendo molto heavy la struttura presenta una melodia oscura ed uno strano verso che segue il riff principale. 'Omnivore' è un pezzo di nove minuti praticamente black metal. Per la maggior parte del tempo usiamo due accordi base.
Chi si è occupato dell'artwork?
I diversi motivi dell'artwork sono tratti da Il giudizio Universale di Fra Angelico. Simon l'ha visto da qualche parte e se n'è innamorato. Raffigura alcune parti del paradiso, della terra e dell'inferno ed un'opera tipica del rinascimento Si trova al Museo di San Marco a Firenze. Anche se l'inferno di cui si parla nelle canzoni è più personale che religioso ci è sembrato appropriato. Di solito usiamo dei dipinti realizzati appositamente ma in questo caso era sufficiente qualcosa che è stato dipinto quasi ottocento anni fa.
Pensi che il vostro album venderà più copie in Europa o negli Stati Uniti?
Il nostro obiettivo è sicuramente quello di diventare forti nel vecchio continente. Se non sarà così continueremo comunque per la nostra strada. Germania, Francia, Olanda e Belgio sono piuttosto vicine e potrebbe essere più semplice instaurare un rapporto di un certo tipo. Naturalmente sfondare negli Stati Uniti sarebbe un sogno. Siamo pronti per provarci.
(parole di Troels)

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