Edens Curse
Pubblicato il 07/09/2007 da Tiffany Vecchietti

Partiamo dai vostri inizi, come si è formata la band?
(Michael Eden) La nostra non è  certo una band che ha avuto la classica formazione. Ci siamo conosciuti tutti tramite la rete. Paul stava cercando dei musicisti per avviare un progetto e così mi ha contattato. Aveva un concept molto simile al mio, un gruppo che mettesse insieme le idee, unendo le forze per fare grande musica. Tutto è successo molto velocemente, ci siamo visti e si è creata subito sintonia. Dopo abbiamo continuato a cercare musicisti, sempre contattandoli tramite internet.
Quali sono le vostre influenze principali ?
(Paul Logue) Essendo un musicista di una certa estrazione non posso che apprezzare i più grandi chitarristi che hanno ispirato fin dall’inizio la nostra formazione musicale e sono riversati poi nell’album specialmente in un paio di tracce. Parlando di artisti, non possiamo non citare le band storiche come i Black Sabbath, i Van Halen, i Judas Priest e i Led Zeppelin. E" proprio ascoltando questi gruppi che ci siamo trovati d’accordo nel costruire le canzoni su una solida base improntata su uno stile che descriverei rock melodico europeo pesantemente influenzato dagli anni ottanta.
Come si sono svolti i periodi di pre-produzione e di registrazione dell’album?
(Michael Eden) Direi che è stato tutto molto diverso rispetto alle esperienze passate. In un primo momento c"è stato un continuo scambio di idee via internet, poi è cominciato il tour de force avanti e indietro nazione per nazione, per incontrarci, discutere e buttare giù i pezzi. Incontrare i ragazzi e sedersi finalmente tutti insieme concretizzando i nostri progetti è stato qualcosa di nuovo.
(Paul Logue) Abbiamo lavorato duramente, appena entravamo in studio sapevamo di dover dare il massimo e così è stato. Senza accorgercene, capitava spesso che dalla mattina alla sera senza sosta si registrava e si provava per poi arrivare alla fine con qualcosa di valido in mano che ci soddisfaceva a pieno. Questo ci dava l’energia per andare avanti nonostante la stanchezza. Anzi, appena usciti dallo studio dopo ore e ore di lavoro ci fiondavamo in giro per locali e feste per quanto eravamo contenti del nostro lavoro. Sono orgoglioso del risultato finale, indipendentemente da come andrà, so che abbiamo lavorato bene. Un grande risultato che non mi sarei mai potuto immaginare.
Com’è stato lavorare con Dennis Ward?
(Michael Eden) Dennis è assolutamente fantastico. Il suo è quello che si può definire un lavoro eccellente, è instancabile, cerca la perfezione e lavora duro perché ciò avvenga. È un grande professionista che considera solo gli standard più alti. È stato un onore e un piacere lavorare con uno come lui, si occupava di tutto e di tutti, dal primo all’ultimo addetto ai lavori e rifiniva al meglio l’intera produzione. Abbiamo  già cominciato a incidere le canzoni per il prossimo album. Adesso dobbiamo continuare la promozione di questo disco, poi ci riposeremo per un po’ con le nostre famiglie per poi ricominciare. Molte canzoni sono già pronte, solo da incidere e la nostra volontà è sicuramente quella di lavorare ancora con Dennis.
‘The Voice inside’ è davvero fantastica..
(Michael Eden) E" un pezzo molto personale. Parla dei miei genitori che ormai sono morti da sette anni. Ne avevo parlato a lungo con Paul e lui un giorno è arrivato con i primi versi. Era incredibile, non ero riuscito ad aprirmi completamente perché la perdita dei genitori è comunque un dolore profondo, ma lui aveva già capito tutto e l’aveva trasformato in poche linee. In seguito ho continuato io e abbiamo ultimato la canzone per cui riceviamo molti commenti positivi. Pensare che prima di incidere non ero convinto di metterla nel disco. Era troppo personale e forse non ce n’era assoluta necessità ma in fondo rappresenta la nostra anima.
A cosa vi ispirate quando scrivete i testi?
(Paul Logue) I testi non li scrive solo un componente della band, è un lavoro che include tutti quanti. Però ognuno di noi ha il proprio metodo, io per esempio mi trovo meglio a scrivere in completa solitudine perché riesco a farlo solo così dal profondo del cuore. L’amore è un tema ricorrente nelle nostre canzoni. Esiste e ognuno è in grado di esprimerlo come meglio crede.  Anche le nostre vicende personali ci spingono a parlarne, a marzo la mia donna ha dato alla luce nostra figlia e per questo parte dei miei testi sono dedicati a lei che amo profondamente. Altre band ci giudicano e sono pronti a insultarci per questo, anche gente che conosciamo da una vita ma, ad essere onesti, credo che parlare d’amore non sia solo per soldi, come non sia solo sdolcinato. Siamo in grado di parlare dei suoi diversi aspetti. Abbiamo deciso di non inserire niente che riguardi la religione nel nostro progetto e così vogliamo continuare. Odio chi fa soldi nella musica con questi stupidi e finti fanatismi o nuove conversioni religiose, è semplice arrivare al top delle chart girando vestito da monaco e sbattendo in faccia a tutti il proprio credo, se di credo si può parlare. Siamo completamente distanti da questo, perlomeno nella nostra musica.

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