Da ogni disco ci si aspetta qualcosa. Che migliori le vendite di quello precedente, che aggiunga qualcosa al valore della band o semplicemente che piaccia di più degli altri e faccia conoscere il gruppo a chi ancora non ne ha sentito parlare. Cosa si aspettano i Julie’s Haircut da ‘After Dark, My Sweet’ ?
Luca: Credo che il gruppo si aspetti qualcosa dai propri dischi prima di farli, non quando escono. Noi ci aspettavamo di fare un disco nuovo, compromettente, stimolante, che osasse. Siamo soddisfatti, credo che ci siamo riusciti. Ora che il disco è stato pubblicato si tratta di vedere come verrà accolto. La critica lo ha accolto molto bene, meglio di quanto ci aspettassimo, speriamo che anche il pubblico ci segua, ma se questa fosse stata la nostra preoccupazione principale avremmo fatto un disco diverso.
Quali sono secondo voi le differenze maggiori facilmente riscontrabili e non rispetto all’album precedente? Cosa vi ha spinto a realizzare questo tipo di disco e non un altro completamente diverso?
Nicola: rispetto ad Adult Situations nel nuovo disco è cambiato l’approccio alla composizione e alla registrazione, che si sono molto più basate sull’improvvisazione in studio. Non c’è stata una ragione particolare che ci ha spinto in questa direzione, non l’abbiamo programmato a tavolino (non più di tanto). Forse, semplicemente, soltanto la voglia di cambiare dopo tanti anni.
Cercate di trasmettere qualcosa con i testi delle vostre canzoni? Nascondono un messaggio particolare?
Luca: Non lanciamo messaggi. Scriviamo come componiamo musica, seguendo l’istintività e l’emozione.
Dopo le ‘situazioni adulte’ possiamo parlare di maturita’ definitiva per i Julie’s Haircut?
Luca: O di nuova adolescenza? Che ne so, noi non parliamo di queste cose…
Ha senso definire emo la vostra musica?
Luca: Emo? Ma di che stiamo parlando? Se con “emo” indichi qualcosa che abbia un alto tasso “emotivo” allora certamente sì. Se ti riferisci a qualche etichetta di genere allora non ci interessa.
Cosa si nasconde dietro all’universo Julie’s Haircut ? Avete progetti paralleli ?
Nicola: io faccio qualcosa in casa, registro musica elettronica con il computer e la regalo agli altri per Natale. Anche se ci piacerebbe fare uscire sei dischi solisti in contemporanea come fecero i Kiss.
Ho riscontrato un aumento considerevole delle influenze lisergiche e psichedeliche in questo album. Alcuni pezzi (i piu’ belli tra l’altro) sembrano ‘volare’ via senza alcun limite o condizionamento. E’ questo il vostro disco più ‘improvvisato’ ?
Luca: Sicuramente. Credo che alcuni ascolti che abbiamo frequentato negli ultimi anni abbiano influito più che altro sul metodo con cui abbiamo affrontato il lavoro. Il jazz elettrico, la psichedelia e l’elettronica tedesca degli anni 70…
Scarfo: Non avendo deciso preventivamente che impronta stilistica dare alle registrazioni credo che il risultato contenga in parti uguali tutto lo storico dei nostri ascolti, senza però evidenziare nessuna influenza precisa.
Che tipo di scelte avete fatto a livello dei suoni e della produzione? Avevate un progetto particolare gia’ in mente o il tutto ha seguito parallelamente l’evolversi del processo compositivo in studio?
Luca: Avendo lavorato molto di improvvisazione, anche il processo sonoro è venuto di conseguenza.
Che significato si cela dietro al titolo dell’album?
Nicola: E’ il titolo di un romanzo di Jim Thompson, scrittore americano noir.
Luca: Ci piace perché evoca una sorta di contrasto luce/ombra, è inquietante (l’idea del buio) e allo stesso tempo prevede un’apertura possible alla positività (la dolcezza). E’ ambiguo, come I romanzi di Thompson e la nostra musica.
Il disco che hai ascoltato più quest’anno.
Scarfo: “What We Must” dei Jaga, sicuramente il mio disco dell’anno.
Luca: Tra quelli usciti quest’anno forse LCD Soundsystem, ma credo di avere ascoltato molto di più cose più vecchie che ho scoperto solo ora.


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